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Depressione: quando la vita perde colore e ogni giornata pesa
C’è una fatica che non si vede. Alzarsi la mattina diventa un’impresa, le cose che prima ti procuravano piacere adesso non ti dicono più niente, e chi ti sta intorno ti ripete che devi reagire — come se non ci avessi già provato mille volte.
Voglio dirtelo con chiarezza, perché è la frase che più spesso ho bisogno di ripetere nel mio studio: la depressione non è pigrizia, non è mancanza di volontà e non si supera “sforzandosi”. È una condizione clinica, con cause precise, e soprattutto è una condizione che si cura.
Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ricevo a Roma e online, e lavoro con adolescenti, adulti e persone della terza età.
Che cos’è la depressione
La depressione è un disturbo dell’umore che si manifesta con una sofferenza emotiva profonda e persistente, accompagnata da perdita di interesse per ciò che prima procurava piacere, senso di vuoto, demotivazione e difficoltà ad affrontare la quotidianità.
Non è una tristezza passeggera. È una condizione complessa che coinvolge pensieri, emozioni, comportamenti e il funzionamento dell’intera persona. Nella prospettiva psicodinamica, il sintomo depressivo rappresenta spesso l’espressione di un conflitto emotivo profondo o di esperienze relazionali dolorose che non hanno trovato un’adeguata elaborazione.
La Depressione Maggiore è caratterizzata dalla presenza, per almeno due settimane consecutive, di un umore depresso per la maggior parte del giorno e/o di una marcata perdita di interesse o piacere per attività che in precedenza risultavano gratificanti. Secondo il DSM-5-TR, per la diagnosi è necessaria la presenza di almeno cinque sintomi — tra cui obbligatoriamente uno dei due appena citati — associati a una significativa compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico o lavorativo.
Non esiste una sola depressione
Accanto alla Depressione Maggiore esistono altre forme, differenti sul piano clinico ma ugualmente capaci di compromettere il benessere:
- Disturbo Depressivo Persistente (Distimia): umore depresso presente per la maggior parte del giorno, per almeno due anni negli adulti (un anno in bambini e adolescenti). I sintomi sono spesso meno intensi ma molto più duraturi. È la forma che più frequentemente passa inosservata: chi ne soffre tende a pensare “sono fatto così”.
- Disturbo Disforico Premestruale: marcata instabilità emotiva, irritabilità, ansia e sintomi depressivi nella fase luteale del ciclo, che si attenuano con l’inizio delle mestruazioni.
- Disturbo Depressivo Indotto da Sostanze o Farmaci: i sintomi sono direttamente correlati all’assunzione, all’abuso o alla sospensione di sostanze o farmaci.
- Disturbo Depressivo Dovuto a un’Altra Condizione Medica: la sintomatologia è conseguenza diretta di una patologia organica, come alcune malattie neurologiche, endocrine o sistemiche.
Per questo la valutazione clinica iniziale è tutt’altro che una formalità: capire di quale depressione stiamo parlando è ciò che permette di costruire il percorso giusto.
Perché nasce la depressione: cause e fattori scatenanti
- Fattori biologici e genetici. Una storia familiare di depressione aumenta la vulnerabilità individuale. Sono coinvolte alterazioni nei neurotrasmettitori — serotonina, dopamina, noradrenalina — e squilibri ormonali.
- Eventi di vita stressanti. Lutti, traumi, abusi, conflitti relazionali gravi, separazioni, perdita del lavoro o cambiamenti radicali funzionano spesso da innesco.
- Vulnerabilità psicologica. Bassa autostima, pessimismo, eccessiva dipendenza dal giudizio altrui e stili di pensiero autosvalutanti rendono più esposti al disturbo.
- Condizioni mediche. Alcune patologie croniche — ipotiroidismo, Parkinson, malattie cardiovascolari — o l’uso di determinati farmaci possono causare episodi depressivi.
Una precisazione che considero importante: non serve che sia successo qualcosa di grave perché la depressione abbia diritto di esistere. Molte persone arrivano da me quasi scusandosi, dicendo “non ho motivi per stare così”. Non funziona a punti. Se stai male, il motivo lo cerchiamo insieme.
Come riconoscere la depressione: sintomi e segnali
- Umore depresso: tristezza, senso di vuoto, disperazione o irritabilità — quest’ultima particolarmente frequente in bambini e adolescenti — per gran parte della giornata.
- Anedonia: marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività quotidiane. È spesso il sintomo che allarma di più chi vive accanto alla persona.
- Alterazioni dell’appetito o del peso, in aumento o in diminuzione.
- Disturbi del sonno: insonnia con difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci, oppure ipersonnia.
- Agitazione o rallentamento psicomotorio: irrequietezza o, al contrario, lentezza nei movimenti e nel pensiero, osservabile anche dagli altri.
- Affaticabilità: sensazione cronica di stanchezza e mancanza di energie, non alleviata dal riposo.
- Senso di colpa e autosvalutazione: sentimenti eccessivi o del tutto sproporzionati di inutilità e di colpa.
- Difficoltà cognitive: ridotta capacità di pensare, concentrarsi, ricordare, prendere anche piccole decisioni.
- Pensieri di morte: pensieri ricorrenti di morte o ideazione suicidaria.
Le forme meno evidenti
Non tutte le depressioni somigliano a quello che ci si aspetta. Esistono forme in cui la persona continua ad andare al lavoro, a sorridere, a rispondere “tutto bene”, mentre dentro tutto è spento: è la cosiddetta depressione “ad alto funzionamento”, che spesso viene riconosciuta molto tardi.
Negli uomini la depressione si esprime più frequentemente attraverso irritabilità, rabbia, iperattività o aumento del consumo di alcol. Negli adolescenti attraverso scontrosità, calo scolastico e ritiro sociale. Negli anziani, attraverso lamentele fisiche e disturbi della memoria che possono essere scambiati per un declino cognitivo.
Se in questo momento stai avendo pensieri di morte o di farti del male, non aspettare. Parlane subito con una persona di cui ti fidi, con il tuo medico curante o rivolgiti al pronto soccorso più vicino. Non sei un peso per nessuno, e questa è una sofferenza che si può alleviare.
Che cosa succede se la depressione non viene trattata
Se non trattata, la depressione tende a compromettere progressivamente il benessere psicologico, fisico e la qualità della vita.
Sul piano personale aumentano la perdita di interesse, la riduzione dell’autostima, i sentimenti di colpa e la disperazione, con una crescente difficoltà a intravedere prospettive positive. Nei casi più gravi possono comparire pensieri di morte e un aumentato rischio di ideazione suicidaria.
Sul piano relazionale porta all’isolamento, rende faticosa la comunicazione e mette sotto pressione le relazioni familiari e affettive, spesso perché chi sta accanto non capisce e finisce per sentirsi respinto.
Sul piano lavorativo e scolastico determina difficoltà di concentrazione, calo della motivazione e del rendimento, con ripercussioni concrete sulla carriera o sugli studi.
Sul piano fisico causa disturbi del sonno, alterazioni dell’appetito, stanchezza persistente e può aumentare il rischio di sviluppare o aggravare altre patologie.
C’è però un dato che conta più di tutti: un trattamento adeguato consente, nella maggior parte dei casi, di ridurre significativamente i sintomi, prevenire le complicanze e recuperare un buon livello di benessere.
Come lavoro sulla depressione: il percorso terapeutico
Nella mia pratica clinica considero la depressione non solo come un insieme di sintomi da ridurre, ma come l’espressione di una sofferenza emotiva che merita di essere compresa nelle sue radici più profonde.
So che, quando si è depressi, anche solo prendere un appuntamento può sembrare uno sforzo enorme. Per questo il primo colloquio non ti chiede nulla: nessun impegno, nessuna decisione da prendere. Solo uno spazio in cui raccontare come stai.
La fase di valutazione clinica serve a comprendere non solo i sintomi, ma anche la tua storia personale, familiare e relazionale, per individuare le cause che hanno contribuito allo sviluppo della depressione e costruire un percorso di cura personalizzato.
Il lavoro psicoterapeutico procede secondo un approccio psicodinamico: aiuta a dare significato al disagio, a elaborare i conflitti sottostanti, a rafforzare le risorse personali e a favorire un recupero stabile del benessere emotivo. Non ci limitiamo a spegnere i sintomi, perché i sintomi spenti senza comprensione tendono a tornare.
La collaborazione con lo psichiatra è per me fondamentale nei casi di depressione moderata o grave, o quando sono presenti pensieri suicidari. Psicoterapia e farmaci non sono in competizione: in queste situazioni lavorano meglio insieme, e ti accompagno io nel percorso se una valutazione farmacologica risulta indicata.
Sui tempi sono onesta. I primi benefici possono emergere dopo alcune settimane o alcuni mesi; un cambiamento più profondo richiede tempi più lunghi, perché mira a intervenire non solo sui sintomi ma sulle loro cause. Ne riparliamo periodicamente insieme, con obiettivi verificabili.
Dove ricevo a Roma
Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.
Quando la depressione rende difficile persino uscire di casa, iniziare con qualche colloquio online è una scelta del tutto legittima. L’importante è iniziare.
Non devi uscirne da solo
Se sei arrivato a leggere fino a qui, una parte di te sta già cercando una via d’uscita. Diamole ascolto.
Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.
FAQ (domande frequenti)
Il discrimine è la durata (almeno due settimane), la costanza (quasi tutti i giorni) e l’impatto sul funzionamento quotidiano. Se ti riconosci in tutti e tre, vale la pena parlarne.
No. Nelle forme lievi e moderate la psicoterapia può essere sufficiente. Quando ritengo utile una valutazione psichiatrica te lo dico con estrema chiarezza, e la decisione resta tua.
Assolutamente no, e non è una decisione che spetta a me. Eventuali modifiche le valuta lo psichiatra che te li ha prescritti.
È una delle situazioni più frequenti e più dolorose. Puoi venire tu a un primo colloquio: lavoriamo su come starle accanto senza esaurirti e su come costruire le condizioni perché possa accettare un aiuto.
Di norma 50 minuti, con cadenza settimanale nella fase iniziale. Poi si valuta insieme.
Dicono di me...