Anoressia nervosa: quando il controllo diventa l’unico modo per sentirsi al sicuro

Forse sei tu a essere arrivato qui, dopo mesi in cui il pensiero del cibo ha occupato sempre più spazio. Forse sei un genitore che ha iniziato a contare i pasti saltati e non sa più come parlarne senza litigare.

L’anoressia nervosa è un disturbo che spaventa, e che spesso viene affrontato tardi proprio per questo. Voglio dirti da subito che è una condizione curabile, e che un intervento precoce cambia in modo sostanziale i tempi e gli esiti del percorso.

Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ho dedicato gran parte della mia formazione e della mia pratica clinica ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Che cos’è l’anoressia nervosa

L’anoressia nervosa è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione caratterizzato da una persistente riduzione dell’assunzione di cibo, che porta a un peso corporeo significativamente basso rispetto all’età, al sesso e al normale percorso di crescita della persona.

È accompagnata da un’intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare e da un’alterata percezione del proprio corpo, con un’eccessiva influenza del peso e della forma corporea sulla valutazione di sé.

Questa ultima parte è quella meno compresa da chi guarda dall’esterno. Non si tratta di vanità né di una dieta portata all’eccesso. Si tratta di una persona che, quando si guarda allo specchio, vede qualcosa di diverso da ciò che vedono gli altri — e per cui la magrezza non è un obiettivo estetico, ma una condizione necessaria per sentirsi accettabile.

Come lo descriverei a un paziente

Nell’anoressia il cibo diventa il linguaggio di qualcos’altro. In una vita che può sembrare ingovernabile, il controllo sull’alimentazione è spesso l’unica area in cui si ha la sensazione di decidere davvero. Ogni pasto saltato produce, per qualche ora, un senso di padronanza e di sicurezza.

Il problema è che quel controllo è un padrone esigente: chiede sempre di più, e in cambio restringe progressivamente la vita — le amicizie, la scuola, il lavoro, la spontaneità, la possibilità di stare a tavola con gli altri senza angoscia.

In terapia non ti chiederò semplicemente di mangiare. Ti chiederò di raccontarmi che cosa stai tenendo insieme in questo modo, e costruiremo alternative che non costino così care.

Cause e fattori di rischio

L’anoressia nervosa ha un’eziologia multifattoriale: non esiste un’unica causa, ma l’interazione di fattori biologici, psicologici, familiari e ambientali.

  • Fattori biologici: predisposizione genetica e alterazioni dei sistemi neurobiologici coinvolti nella regolazione dell’appetito, dell’umore e del controllo degli impulsi.
  • Fattori temperamentali: perfezionismo, elevato bisogno di controllo, tratti ossessivi, presenza di disturbi d’ansia. Molte persone che sviluppano il disturbo erano, prima, ragazze e ragazzi descritti come “bravissimi, mai un problema”.
  • Fattori ambientali: contesti sociali o sportivi che attribuiscono particolare valore alla magrezza, insieme a eventi di vita stressanti come perdite, traumi o cambiamenti significativi.
  • Fattori familiari: alcune modalità relazionali o difficoltà nella comunicazione emotiva possono rappresentare uno dei diversi fattori di vulnerabilità, senza costituire di per sé la causa del disturbo. È un punto su cui insisto sempre con i genitori: nessuna famiglia “provoca” un’anoressia, ma ogni famiglia può diventare una risorsa nella cura.

Come riconoscerla: sintomi e segnali

  • Restrizione alimentare: progressiva riduzione dell’assunzione di cibo rispetto al fabbisogno, con conseguente perdita di peso fino a raggiungere un peso significativamente inferiore a quello atteso.
  • Intensa paura di ingrassare: timore persistente di aumentare di peso, che non si attenua — anzi, spesso aumenta — man mano che il peso cala.
  • Alterazione dell’immagine corporea: percezione distorta del proprio corpo, con la sensazione costante di essere in sovrappeso nonostante la magrezza, e un’autostima quasi interamente determinata dal peso e dalla forma fisica.

Segnali indiretti che i familiari possono notare

  • Rituali sempre più rigidi intorno ai pasti: orari, porzioni, ordine in cui si mangia, stoviglie.
  • Eliminazione progressiva di intere categorie di alimenti, spesso giustificata con motivazioni salutiste o etiche.
  • Tendenza a evitare i pasti in famiglia, a mangiare da soli, a dire di aver già mangiato.
  • Attività fisica diventata inderogabile, praticata anche in caso di stanchezza, malattia o maltempo.
  • Grande interesse per ricette, alimentazione e cucina — pur mangiando pochissimo.
  • Abbigliamento sempre più ampio, che copre il corpo.
  • Isolamento sociale progressivo, soprattutto dalle occasioni conviviali.
  • Irritabilità, chiusura, difficoltà di concentrazione, alterazioni del ciclo mestruale.

L’anoressia non ha un solo volto

Nell’immaginario comune l’anoressia riguarda un’adolescente molto magra. La realtà clinica è più ampia, e questo stereotipo ritarda moltissime diagnosi.

Il disturbo colpisce anche ragazzi e uomini, in numero crescente, e in loro viene riconosciuto mediamente più tardi. Può comparire in età adulta, a volte dopo un evento di perdita o un cambiamento importante, e anche dopo i cinquant’anni. Può esordire nella preadolescenza, con una crescita che si arresta prima ancora che il peso cali.

Esistono inoltre forme in cui tutti gli elementi psicologici del disturbo sono presenti — la paura di ingrassare, la distorsione dell’immagine corporea, la restrizione — senza che il peso risulti particolarmente basso, magari perché la perdita è avvenuta partendo da valori più alti. La sofferenza, in questi casi, non è minore, e il rischio clinico nemmeno.

Se ti sei riconosciuto in questa pagina ma hai pensato “però io non sono abbastanza magro”, quel pensiero è parte del disturbo, non un argomento contro l’idea di chiedere aiuto.

Che cosa succede se non viene trattata

Sul piano fisico la malnutrizione può provocare perdita di massa muscolare, riduzione della densità ossea, alterazioni ormonali, rallentamento del battito cardiaco, pressione arteriosa bassa, stanchezza persistente e un generale indebolimento dell’organismo. Nei casi più gravi possono comparire complicanze mediche che richiedono un intervento specialistico tempestivo.

Sul piano psicologico il disturbo consolida modalità di pensiero e comportamenti che ne alimentano il mantenimento: il bisogno di controllo, la rigidità del pensiero, la persistente insoddisfazione corporea. L’anoressia nervosa è frequentemente associata a disturbi d’ansia e depressivi, che aumentano la sofferenza emotiva e, nei casi più complessi, il rischio suicidario.

Sul piano relazionale la persona va incontro a un progressivo isolamento, con difficoltà nei rapporti con familiari e amici e una riduzione della partecipazione alla vita scolastica, lavorativa e sociale.

Per questi motivi è importante intervenire precocemente. Un trattamento tempestivo permette, nella maggior parte dei casi, di ridurre la sofferenza, prevenire le complicanze e favorire il recupero di un rapporto più sereno con il proprio corpo, con il cibo e con sé stessi.

Come lavoro sull’anoressia nervosa: il percorso terapeutico

Nel trattamento dell’anoressia nervosa ritengo fondamentale un approccio multidisciplinare, che coinvolga lo psicoterapeuta, il medico internista e il professionista della nutrizione, così da intervenire contemporaneamente sugli aspetti psicologici, medici e nutrizionali. Nel mio studio non c’è la bilancia: il monitoraggio dei parametri clinici spetta al medico, e questo permette alla relazione terapeutica di restare uno spazio libero dal controllo.

Il primo incontro conoscitivo può essere richiesto anche da un genitore che desidera capire come muoversi prima di coinvolgere il figlio.

Attraverso un approccio psicodinamico il percorso è orientato a comprendere il significato del sintomo anoressico, esplorando la storia personale, i vissuti emotivi, le esperienze relazionali significative e le dinamiche familiari che possono aver contribuito alla comparsa e al mantenimento del disturbo.

Il coinvolgimento della famiglia è particolarmente importante con adolescenti e giovani adulti: aiuta i genitori a sostenere senza controllare e a gestire i pasti senza trasformarli in un campo di battaglia quotidiano.

L’obiettivo della terapia non è soltanto favorire il recupero del comportamento alimentare e del peso, ma aiutarti a comprendere la tua sofferenza, sviluppare una maggiore consapevolezza di te e costruire un rapporto più equilibrato con il corpo, le emozioni e le relazioni.

Dietro il sintomo anoressico non c’è semplicemente un rapporto disfunzionale con il cibo, ma una sofferenza emotiva profonda che merita di essere ascoltata, compresa ed elaborata. Per questo il trattamento non si limita alla riduzione dei sintomi, ma mira a un cambiamento stabile e duraturo.

Dove ricevo a Roma

Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet. Lavoro con adolescenti, giovani adulti e adulti, e ricevo genitori per consulenze dedicate.

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Che tu stia leggendo per te o per una persona a cui vuoi bene, questo può essere il momento in cui qualcosa cambia.

Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.


FAQ (domande frequenti)

È la situazione più frequente: l’anoressia porta con sé una scarsa consapevolezza di malattia, e non è testardaggine. Vieni tu: lavoriamo su come parlarne e su come creare le condizioni perché accetti un primo colloquio.

No, mai. L’intervento precoce è il fattore che più incide sugli esiti.

No. Il monitoraggio clinico è compito del medico. Nel mio studio si lavora su ciò che il sintomo sta esprimendo.

Solo in una minoranza di situazioni, quando le condizioni mediche lo richiedono. La valutazione spetta al medico, e te ne parlerei con grande chiarezza.

Sì. La guarigione è possibile, e più il percorso inizia presto più è probabile e rapida.

Dicono di me...

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È da qualche mese che ho intrapreso il percorso con la dottoressa. Nonostante le difficoltà iniziali e la diffidenza da parte mia, ad oggi devo ricredermi, perché grazie alla dottoressa La Porta sento di essere riuscito a sbloccare dei tasselli che mi hanno permesso di affrontare problematiche che stavano oscurando la mia vita.

S. V.

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La Dr.ssa La Porta è sempre attenta alle esigenze del paziente e puntuale. Sin di dai primi colloqui è definita la cadenza degli incontri e la strutturazione degli stessi. Personalmente mi trovo molto bene a seguire il percorso di terapia con lei, sia nell'immediato che in prospettiva a più lungo termine. Consigliatissima.

S. C.

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Professionista preparatissima, grande ascoltatrice, restituisce con un elevatissimo livello di analisi e contributi efficaci adattati al paziente. Ampio spettro di attività. È una professionista la quale attività accompagna le piccole criticità quotidiane come i traumi complessi o invalidanti. Altissima professionalità.

S. P.

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Dopo circa 3-4 mesi di percorso posso dire di trovarmi davvero molto bene con la dottoressa La Porta. Fin dal primo incontro ho avuto l’impressione che avesse colto subito il punto e compreso ciò di cui avevo bisogno. È un’ottima professionista, attenta e preparata, con cui è facile sentirsi ascoltati. Mi sento assolutamente di consigliarla.

E. P.

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