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Ansia: quando la mente non riesce più a spegnere l’allarme
C’è un momento in cui l’ansia diventa un modo di vivere. Ti accorgi che non riesci più a rilassarti davvero, nemmeno quando tutto sembra andare bene; che la testa corre in avanti, sempre, verso lo scenario peggiore; che il corpo è teso anche quando sei seduto sul divano.
Se ti riconosci in queste righe, voglio dirti due cose. La prima è che l’ansia non è un segno di debolezza né qualcosa che hai scelto. La seconda è che si può lavorare su di essa con risultati concreti: è tra le difficoltà psicologiche che rispondono meglio a un percorso ben impostato.
Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ricevo a Roma e online, e accompagno da anni persone che convivono con un’ansia diventata troppo ingombrante.
Che cos’è l’ansia
L’ansia è una risposta naturale che il nostro organismo attiva quando percepisce una possibile minaccia o una situazione di pericolo. Entro certi limiti è preziosa: aumenta l’attenzione, ci prepara ad affrontare le difficoltà, ci protegge dai pericoli. Senza un po’ di ansia non studieremmo per un esame e non guarderemmo prima di attraversare.
Diventa un problema quando questa risposta si presenta con un’intensità o una frequenza sproporzionate rispetto alla situazione reale, oppure quando persiste anche in assenza di un pericolo concreto. È in quel momento che da alleata si trasforma in una fonte costante di sofferenza, che interferisce con il benessere, le relazioni, il lavoro e la qualità della vita.
Nel DSM-5-TR l’ansia non viene considerata un unico disturbo, ma un sintomo comune a diverse condizioni cliniche: il Disturbo d’Ansia Generalizzato, il Disturbo di Panico, l’Ansia Sociale, le Fobie Specifiche e altri quadri correlati. Per questo, prima di parlare di cura, è importante capire di quale ansia stiamo parlando nel tuo caso specifico.
Come la descriverei a un paziente
L’ansia è uno stato che tutti sperimentiamo. Il problema nasce quando la mente rimane costantemente in uno stato di allerta, come se dovesse prepararsi senza sosta ad affrontare un pericolo che non arriva mai ma che non se ne va nemmeno.
Molte persone mi raccontano di non riuscire mai a staccare, di avere la mente satura di preoccupazioni, di sentirsi in tensione anche nei momenti belli. Altre avvertono soprattutto il corpo: tachicardia, nodo alla gola, tensione muscolare, difficoltà respiratorie, disturbi gastrointestinali. Arrivano spesso dopo aver fatto molti accertamenti medici che non hanno trovato nulla, e con la frustrazione di sentirsi dire “non ha niente” quando invece stanno male davvero.
Il tuo sistema nervoso, per ragioni che hanno una storia, ha imparato a restare acceso. Ed è proprio perché è stato appreso che può essere compreso e modificato.
Perché nasce l’ansia: le cause
Nella mia esperienza clinica l’ansia nasce dall’interazione di diversi fattori biologici, psicologici e relazionali. Quelli che ricorrono più spesso sono:
- Una predisposizione biologica e genetica, che rende alcune persone più sensibili alle risposte di paura e di stress.
- Eventi di vita stressanti o traumatici: lutti, separazioni, malattie, incidenti, difficoltà lavorative, esperienze infantili dolorose.
- Modalità di pensiero caratterizzate da preoccupazione costante e catastrofizzazione, con la tendenza a immaginare gli scenari peggiori e a sentire di avere scarso controllo sugli eventi.
- Periodi prolungati di stress, che mantengono il sistema nervoso in uno stato di allerta continuo finché quello stato diventa la nuova normalità.
- Difficoltà nella regolazione delle emozioni, che portano a vivere come minacciose anche le esperienze quotidiane.
Vale la pena aggiungere un punto che spesso sorprende chi ho davanti: a volte l’ansia non è il problema, ma il segnale. È il modo in cui qualcosa di irrisolto — un conflitto, una scelta rimandata, un bisogno mai detto — bussa alla porta. Capire che cosa sta segnalando è una parte importante del lavoro.
Come riconoscere l’ansia: sintomi e segnali
L’ansia si manifesta in modi molto diversi da persona a persona e coinvolge contemporaneamente corpo, pensieri, emozioni e comportamenti.
Sul piano emotivo
- Preoccupazione costante ed eccessiva.
- Sensazione persistente di allarme o di pericolo imminente.
- Irritabilità e nervosismo.
- Difficoltà a rilassarsi.
- Paura intensa anche in situazioni oggettivamente sicure.
Sul piano cognitivo
- Pensieri ricorrenti difficili da interrompere (il classico “rimuginio”).
- Tendenza a immaginare scenari negativi.
- Difficoltà di concentrazione e di memoria.
- Sensazione di avere “la mente vuota” nei momenti importanti.
- Dubbi continui e bisogno di rassicurazione.
Sul piano fisico
- Tachicardia o palpitazioni.
- Tensione muscolare, soprattutto a collo, spalle e mascella.
- Sudorazione, tremori.
- Sensazione di fiato corto o di nodo alla gola.
- Vertigini e sbandamenti.
- Disturbi gastrointestinali.
- Affaticamento e disturbi del sonno.
Sul piano comportamentale
- Evitamento delle situazioni percepite come ansiogene.
- Difficoltà a prendere decisioni.
- Bisogno costante di controllo e di pianificazione.
- Ricerca continua di rassicurazioni da parte degli altri.
- Riduzione progressiva delle attività quotidiane per paura di stare male.
Non serve riconoscersi in tutti questi punti. Se anche solo alcuni descrivono le tue giornate da diverse settimane, è un motivo sufficiente per parlarne con una professionista.
Ansia normale o disturbo d’ansia? Tre domande utili
Non esiste una soglia netta, ma nella pratica clinica mi baso su tre criteri che puoi provare ad applicare a te stesso.
Intensità: la reazione è proporzionata alla situazione, oppure sproporzionata rispetto a ciò che sta realmente accadendo?
Durata: l’ansia compare in momenti circoscritti e poi si placa, oppure è presente quasi ogni giorno da settimane o mesi?
Impatto: ti sta facendo rinunciare a qualcosa? Un lavoro, un viaggio, una relazione, un’occasione, un’abitudine che prima avevi.
Se la risposta a due di queste tre domande ti preoccupa, non stai esagerando nel chiedere un parere professionale. Stai facendo esattamente la cosa giusta al momento giusto.
Che cosa succede se l’ansia non viene affrontata
Se non affrontata, l’ansia tende a diventare progressivamente più invasiva, perché si nutre proprio di ciò che facciamo per difenderci: ogni evitamento conferma alla mente che quel pericolo era reale.
Sul piano personale si consolida uno stato costante di tensione, stanchezza e insicurezza, con una progressiva perdita di fiducia nelle proprie capacità.
Sul piano relazionale possono comparire incomprensioni con il partner, la famiglia e gli amici, evitamento sociale o una richiesta continua di rassicurazioni che logora i rapporti.
Sul piano lavorativo o scolastico si osservano difficoltà di concentrazione, calo del rendimento, procrastinazione e timore di assumersi nuove responsabilità.
Nel tempo, un’ansia persistente può aumentare il rischio di sviluppare altre difficoltà: depressione, attacchi di panico, disturbi del sonno, condotte di evitamento sempre più marcate. È il motivo per cui intervenire quando l’ansia è ancora “gestibile” è molto più efficace che aspettare di non farcela più.
Come lavoro sull’ansia: il percorso terapeutico
Nel percorso terapeutico considero fondamentale comprendere quale funzione abbia assunto l’ansia nella tua storia. Più che cercare di eliminarla, lavoriamo per riconoscerne il significato, individuare i fattori che la mantengono e costruire modalità più efficaci per affrontarla.
Il primo incontro conoscitivo serve a raccontarmi che cosa succede, quando è iniziato, come ti condiziona. Ti restituisco una prima lettura e ti dico con onestà che tipo di percorso credo possa esserti utile.
La valutazione iniziale approfondisce la tua storia personale, le esperienze di vita, le relazioni significative e le situazioni che oggi alimentano l’ansia. È ciò che mi permette di costruire un intervento cucito su di te, e non un protocollo uguale per tutti.
Il lavoro psicoterapeutico, in un’ottica psicodinamica, approfondisce i conflitti emotivi, le esperienze relazionali e le modalità di funzionamento che hanno contribuito allo sviluppo dell’ansia. In parallelo lavoriamo su una maggiore consapevolezza delle emozioni, sul riconoscimento dei segnali corporei e sull’acquisizione di strategie concrete per affrontare le situazioni che generano paura o preoccupazione.
La riconquista del terreno perduto è la parte che i miei pazienti amano di più: tornare a prendere l’aereo, accettare un invito, sostenere una riunione, guidare in tangenziale. Procediamo per gradi, ai tuoi tempi, senza forzature.
L’obiettivo della terapia non è eliminare completamente l’ansia — sarebbe un obiettivo irrealistico e nemmeno desiderabile. È aiutarti a vivere le tue emozioni senza esserne sopraffatto, recuperando libertà, sicurezza e qualità della vita.
Dove ricevo a Roma
Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.
Lavoro con adolescenti, giovani adulti, adulti e persone della terza età.
Quando vuoi, ci sono
Convivere con l’ansia stanca, e stanca in silenzio, perché da fuori spesso non si vede nulla. Non c’è motivo per continuare a gestirla da solo.
Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.
FAQ (domande frequenti)
No. I farmaci, quando indicati dal medico o dallo psichiatra, possono essere un supporto utile in certe fasi, ma non modificano le cause. La psicoterapia lavora su ciò che mantiene l’ansia nel tempo. Se ritengo utile una valutazione farmacologica te lo dico, e collaboro con colleghi di fiducia.
Dipende dalla storia e dagli obiettivi. Spesso i primi benefici sulla gestione quotidiana arrivano entro le prime settimane; il lavoro sulle cause richiede più tempo. Ne parleremo durante le sedute man mano che il nostro lavoro prosegue.
Ti credo. I sintomi dell’ansia sono sintomi fisici reali, prodotti da un sistema di allarme iperattivo. Il fatto che gli accertamenti siano negativi non significa che tu stia “esagerando”.
No. Racconti quello che te la senti di raccontare. Il resto arriva quando ti sentirai al sicuro.
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