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Gestione delle emozioni: quando ciò che provi sembra ingovernabile
Ci sono persone che esplodono e poi non si riconoscono in quello che hanno detto. Persone che sentono tutto troppo forte, sempre. E persone che, al contrario, se si chiedessero “cosa sto provando adesso?” non saprebbero rispondere.
Sono tre modi diversi di avere lo stesso problema: una difficoltà nella regolazione emotiva.
Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ricevo a Roma e online, e questa è una delle aree in cui il lavoro psicologico produce i cambiamenti più visibili nella vita quotidiana.
Che cos’è la regolazione emotiva
La capacità di gestire le emozioni, detta anche regolazione emotiva, rappresenta una competenza fondamentale per il benessere psicologico. Non significa controllare o reprimere ciò che si prova, ma riuscire a riconoscere, comprendere ed esprimere le proprie emozioni in modo adeguato alle situazioni.
Quando questa capacità è compromessa, le emozioni possono diventare molto intense e difficili da gestire oppure, al contrario, risultare difficili da riconoscere e da esprimere.
La difficoltà nella regolazione emotiva non costituisce un disturbo psicologico in sé: è una caratteristica trasversale, presente in molte condizioni cliniche, e incide profondamente sulla qualità della vita e delle relazioni. Per questo è spesso il punto da cui conviene partire.
Come lo descriverei a un paziente
Le emozioni non sono il problema. Rabbia, paura, tristezza e ansia fanno parte della nostra esperienza e hanno tutte una funzione: ci dicono qualcosa su ciò che ci sta accadendo e su ciò di cui abbiamo bisogno.
La difficoltà nasce quando le emozioni prendono il sopravvento, sembrano incontrollabili, oppure vengono costantemente soffocate. Alcune persone reagiscono con esplosioni di rabbia e poi restano schiacciate dai sensi di colpa. Altre si chiudono completamente e diventano irraggiungibili anche per chi le ama. Altre ancora si sentono sopraffatte da situazioni apparentemente semplici, e non capiscono perché.
In terapia lavoriamo perché le emozioni smettano di essere qualcosa da combattere e diventino segnali da comprendere. L’obiettivo non è eliminarle — non si può e non converrebbe — ma imparare ad ascoltarle e a gestirle in modo più consapevole.
Perché può mancare: cause e fattori
Nella mia esperienza clinica alcuni fattori ricorrono con maggiore frequenza.
- Esperienze traumatiche o relazioni invalidanti, soprattutto durante l’infanzia, in cui le emozioni venivano ignorate, svalutate o punite. Chi è cresciuto sentendosi dire “non è niente”, “non fare il difficile” o “smettila di piangere” ha imparato che ciò che sente non è affidabile.
- Vulnerabilità biologica e neuropsicologica, che rende alcune persone più sensibili agli stimoli emotivi o più impulsive nelle reazioni.
- Difficoltà nello sviluppo delle capacità di regolazione, legate alle esperienze educative e relazionali vissute durante la crescita. La regolazione emotiva si impara stando accanto a qualcuno che la possiede.
- Stress cronico, conflitti familiari o lavorativi ed eventi di vita particolarmente impegnativi, che riducono temporaneamente le risorse disponibili.
- Presenza di altri disturbi psicologici — disturbi d’ansia, depressione, ADHD, alcuni disturbi di personalità — nei quali la disregolazione emotiva è una componente centrale.
Come riconoscere una difficoltà di regolazione emotiva
Non sempre è immediatamente riconoscibile, perché spesso chi ne soffre pensa semplicemente di “essere fatto così”.
Sul piano emotivo
- Emozioni molto intense e difficili da controllare.
- Rabbia improvvisa o irritabilità frequente.
- Rapidi cambiamenti dell’umore nell’arco della stessa giornata.
- Sensazione di essere sopraffatti dagli eventi.
Sul piano cognitivo
- Difficoltà a comprendere ciò che si prova, o a dargli un nome.
- Pensieri impulsivi durante i momenti di forte attivazione emotiva.
- Difficoltà a riflettere prima di reagire.
- Tendenza a interpretare gli eventi in modo estremamente negativo.
Sul piano comportamentale e relazionale
- Reazioni impulsive o sproporzionate rispetto alla situazione.
- Difficoltà nella gestione dei conflitti.
- Evitamento delle situazioni emotivamente coinvolgenti.
- Chiusura relazionale, oppure ricerca continua di rassicurazioni.
- Difficoltà a tollerare la frustrazione e l’attesa.
Le due facce dello stesso problema
Vale la pena sottolineare che l’iper-attivazione e lo spegnimento emotivo sono due versioni della stessa difficoltà. Chi esplode e chi non sente nulla condividono lo stesso punto di partenza: un’emozione che non riesce a essere attraversata e trasformata in parole.
Anche chi dice “io non mi arrabbio mai” merita attenzione, soprattutto se poi il corpo si irrigidisce, il sonno peggiora e la stanchezza non passa.
Le emozioni che più spesso diventano difficili da gestire
La rabbia. È l’emozione che porta più persone nel mio studio, di solito dopo un episodio che ha spaventato loro stessi. La rabbia non è il problema: il problema è che spesso arriva al posto di un’altra emozione — dolore, paura, umiliazione — che non trova altro modo di farsi sentire.
L’ansia. Quando l’attivazione è costante, ogni stimolo diventa troppo. Lavorare sulla regolazione significa anche abbassare il livello di allerta di base, non solo gestire i picchi.
La tristezza. Molte persone hanno imparato a non concedersela, perché “non serve a niente”. Soffocata, però, la tristezza non sparisce: diventa stanchezza cronica, cinismo, chiusura.
Il senso di colpa. È l’emozione che più frequentemente accompagna le altre, soprattutto dopo una reazione impulsiva, e rischia di alimentare il ciclo invece di interromperlo.
Il senso di vuoto. Più difficile da descrivere e per questo spesso sottovalutato. È il segnale che il contatto con le proprie emozioni si è interrotto da tempo, e merita attenzione clinica.
Che cosa succede se non si interviene
Sul piano personale ci si sente costantemente in balìa delle proprie emozioni, con un senso di perdita di controllo, frustrazione e fatica emotiva. Questo favorisce comportamenti impulsivi, difficoltà decisionali e una progressiva riduzione del benessere psicologico. A volte si arriva a temere se stessi, e a rinunciare a situazioni in cui si potrebbe “perdere la testa”.
Sul piano relazionale le emozioni intense generano conflitti frequenti, incomprensioni e instabilità nei rapporti affettivi, familiari e lavorativi. In altri casi la persona evita del tutto il coinvolgimento emotivo per paura di perdere il controllo, e finisce per costruire una vita più povera di legami.
Sul piano lavorativo o scolastico pesano le difficoltà di concentrazione, la ridotta tolleranza allo stress, l’impulsività e il calo della produttività.
Nel tempo, una regolazione emotiva inefficace può aumentare il rischio di sviluppare disturbi d’ansia, depressione, problematiche relazionali o altre forme di disagio.
Come lavoro sulla gestione delle emozioni: il percorso terapeutico
Nel percorso terapeutico considero fondamentale comprendere il significato che le emozioni hanno assunto nella tua storia. Dietro una rabbia difficile da controllare, un’ansia intensa o una tristezza persistente si nascondono spesso esperienze passate, modalità relazionali e bisogni emotivi che meritano di essere ascoltati.
Il primo incontro conoscitivo è gratuito. È il momento in cui mi racconti che cosa succede, in quali situazioni, e che cosa vorresti fosse diverso.
La prima fase del lavoro riguarda l’identificazione delle emozioni: quali sono, in quali contesti emergono, come vengono vissute ed espresse. Sembra semplice, ma per molte persone è il passaggio più nuovo: dare un nome preciso a ciò che si prova riduce già, di per sé, l’intensità con cui travolge.
Il lavoro psicodinamico approfondisce i conflitti interni, le esperienze relazionali precoci e gli schemi emotivi che contribuiscono alla disregolazione. Capire da dove arriva una reazione le toglie automatismo.
In parallelo sviluppiamo strategie più funzionali per riconoscere, accogliere ed esprimere le emozioni, migliorando la capacità di affrontare situazioni stressanti, relazioni complesse e momenti di particolare vulnerabilità. Lavoriamo sui segnali precoci, sullo spazio tra impulso e azione, sulla comunicazione dei bisogni.
L’obiettivo non è eliminare le emozioni difficili, ma aiutarti a viverle con maggiore equilibrio, con una regolazione più stabile e una migliore qualità della vita.
Dove ricevo a Roma
Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.
Lavoro con adolescenti, giovani adulti e adulti. Nel caso degli adolescenti, un percorso sulla regolazione emotiva è spesso il modo più efficace di prevenire difficoltà più strutturate.
Richiedi un primo incontro conoscitivo
Vivere in balìa di ciò che si prova è faticoso, e spesso solitario, perché da fuori viene letto come carattere.
Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.
FAQ (domande frequenti)
Questa non è una gara. Se le tue reazioni emotive ti stanno costando relazioni, occasioni o serenità, il motivo c’è già.
No, e non sarebbe un buon risultato. La rabbia è un’emozione utile: segnala che qualcosa non va o che un confine è stato superato. Impareremo a farne qualcosa di diverso da un’esplosione o da un silenzio.
È molto comune e ha un nome: alessitimia. È una difficoltà su cui si lavora bene, e spesso è il primo obiettivo del percorso.
Dipende dalla storia personale. Alcuni strumenti danno beneficio già nelle prime settimane; il lavoro sulle radici richiede più tempo.
Dicono di me...