Disturbi da sintomi somatici: quando è il corpo a parlare

Hai un dolore che non passa. Una stanchezza che il riposo non tocca. Un disturbo che c’è, che senti benissimo, e che però gli esami non riescono a spiegare.

E forse, a un certo punto, qualcuno ti ha detto quella frase: “è tutto stress”. Detta così suona come un modo gentile per dirti che stai esagerando.

Voglio partire da qui, perché è il punto più importante di questa pagina: i tuoi sintomi sono reali. Non sono inventati, non sono immaginari, non sono una messa in scena. Quello che cambia è il modo in cui corpo, pensieri ed emozioni si influenzano a vicenda — e su quel meccanismo si può lavorare.

Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ricevo a Roma e online.

Che cosa sono i disturbi da sintomi somatici

I disturbi da sintomi somatici sono caratterizzati dalla presenza di sintomi fisici reali — dolore, stanchezza, disturbi gastrointestinali o altri segnali corporei — che provocano una significativa sofferenza psicologica o interferiscono con la vita quotidiana.

La persona sperimenta spesso un’intensa preoccupazione per il proprio stato di salute, presta grande attenzione alle sensazioni corporee e interpreta alcuni segnali fisici come possibili indicatori di malattie gravi.

Questo non significa che “il sintomo sia inventato”. Il disagio fisico è autentico. La difficoltà riguarda il rapporto tra corpo, pensieri ed emozioni, che può innescare un circolo in cui ansia e attenzione al corpo amplificano la percezione dei sintomi.

In alcuni casi il corpo diventa il principale canale attraverso cui vengono espressi stress, emozioni difficili o conflitti interiori non riconosciuti. È un linguaggio, non una finzione.

Il circolo che mantiene il sintomo

C’è un meccanismo che spiego sempre nei primi colloqui, perché capirlo cambia già qualcosa:

sensazione fisica → interpretazione preoccupante → aumento dell’ansia → maggiore attenzione al corpo → amplificazione del sintomo

Più temi quel dolore, più lo monitori; più lo monitori, più lo percepisci; più lo percepisci, più lo temi. Il circolo può mantenere il disagio anche quando gli accertamenti medici non evidenziano condizioni organiche significative — e spiega perché “non hai niente” non basta a farti stare meglio.

Perché si sviluppano: cause e fattori scatenanti

  • Fattori psicologici: elevati livelli di ansia, preoccupazione per la salute, tendenza a interpretare in modo minaccioso le sensazioni corporee e maggiore attenzione ai segnali fisici.
  • Vulnerabilità cognitiva: convinzioni profonde di essere fragili, vulnerabili alle malattie o incapaci di gestire un eventuale problema di salute.
  • Esperienze passate significative: vissuti personali o familiari legati a malattie importanti, eventi traumatici, lutti o esperienze di sofferenza fisica, che aumentano la sensibilità verso il corpo.
  • Fattori ambientali e relazionali: contesti familiari caratterizzati da forte preoccupazione per la salute, iperprotezione o attenzione eccessiva ai sintomi fisici influenzano il modo in cui impariamo a interpretare il nostro corpo.
  • Difficoltà nel riconoscimento delle emozioni (alessitimia): alcune persone faticano a identificare e comunicare ciò che provano; in questi casi lo stress psicologico trova nel corpo la sua unica via d’uscita.

Quest’ultimo punto merita una riflessione. Chi somatizza non è una persona “troppo emotiva”: molto spesso è una persona che ha imparato presto a non dare peso alle proprie emozioni, a non disturbare, a reggere. Le emozioni, però, non spariscono. Cambiano indirizzo.

Come riconoscerli: sintomi e segnali

I sintomi fisici

Variano molto da persona a persona e possono includere:

  • Dolori persistenti: mal di schiena, tensioni muscolari, cervicalgia o dolori diffusi.
  • Stanchezza e affaticamento: sensazione di esaurimento delle energie anche dopo il riposo.
  • Disturbi gastrointestinali: nausea, colon irritabile, crampi, diarrea o stitichezza.
  • Mal di testa ricorrenti: cefalea, sensazioni di pressione e tensione.
  • Sintomi cardiovascolari: tachicardia, palpitazioni, sensazioni di dolore o tensione al petto.

Pensieri, emozioni e comportamenti associati

  • Preoccupazione intensa per i sintomi: pensieri frequenti e persistenti sulla possibilità che siano indice di una malattia grave.
  • Ansia per la salute, anche dopo rassicurazioni mediche.
  • Controllo del corpo: attenzione continua alle sensazioni fisiche, ricerca di informazioni sui sintomi, controlli personali ripetuti.
  • Ricerca ripetuta di rassicurazioni: consulti medici ed esami che riducono l’ansia solo temporaneamente.
  • Evitamento: rinuncia ad attività, sport, situazioni sociali o impegni per paura che possano peggiorare i sintomi.
  • Tempo ed energie assorbiti dalla salute: una parte significativa della giornata occupata da pensieri, controlli e preoccupazioni legate al corpo.

L’andamento nel tempo

I sintomi hanno spesso un andamento persistente o ricorrente: si attenuano per periodi, riemergono nei momenti di maggiore carico, cambiano forma e sede. Questa mobilità è uno degli elementi che più disorienta chi ne soffre e chi lo ha accanto.

Quando sospettare una componente psicologica

Non esiste un test, ma alcuni elementi ricorrono spesso e vale la pena osservarli:

  • I sintomi peggiorano nei periodi di maggiore tensione — un trasloco, una scadenza, un conflitto familiare — e si attenuano nelle fasi tranquille.
  • Gli accertamenti, anche ripetuti e approfonditi, non individuano una causa organica sufficiente a spiegare l’intensità del disturbo.
  • I sintomi cambiano sede o forma nel tempo.
  • Le terapie mediche funzionano solo parzialmente o per poco.
  • Quando ti chiedono “come stai emotivamente?” fatichi a rispondere, mentre descrivi con grande precisione ciò che senti nel corpo.

Riconoscersi in questi punti non significa ricevere una diagnosi, e non significa affatto rinunciare al percorso medico. Significa che accanto alla strada che stai già percorrendo potrebbe essercene un’altra, finora non esplorata.

Che cosa succede se non vengono affrontati

  • Aspetti psicologici: aumento dell’ansia, senso di impotenza, paura della malattia e riduzione della fiducia nelle proprie capacità di affrontare il disagio.
  • Aspetti personali: attenzione sempre maggiore al corpo, riduzione delle attività piacevoli, difficoltà a vivere serenamente la quotidianità.
  • Aspetti relazionali: bisogno frequente di rassicurazioni, tensioni familiari, incomprensioni con chi fatica a capire una sofferenza che non si vede.
  • Aspetti lavorativi: riduzione della concentrazione, assenze frequenti, difficoltà a mantenere il normale funzionamento.
  • Aspetti fisici: aumento della percezione del dolore e della fatica, con peggioramento del benessere generale.

A questo si aggiunge un costo che noto spesso e di cui si parla poco: il percorso di chi somatizza è fatto di visite, esami e specialisti diversi, spesso per anni, con la frustrazione crescente di non trovare risposte. Arrivare a un percorso psicologico non significa che quel percorso medico sia stato inutile. Significa aggiungere il pezzo che mancava.

Come lavoro sui disturbi da sintomi somatici: il percorso terapeutico

Il percorso parte dalla comprensione della tua storia personale, del significato che hai attribuito ai sintomi fisici e del rapporto tra il tuo corpo, i tuoi pensieri e le tue emozioni.

Durante il primo incontro conoscitivo non ti chiederò di dimostrarmi nulla e non metterò in discussione ciò che senti.

La valutazione iniziale ricostruisce i sintomi presenti, le preoccupazioni associate, le esperienze personali significative e l’impatto concreto sulla vita quotidiana.

La psicoeducazione sul rapporto mente-corpo aiuta a comprendere come stress, emozioni e attenzione corporea possano influenzare la percezione dei sintomi. È una parte spesso liberatoria: molte persone, per la prima volta, trovano una spiegazione che tiene insieme tutto senza sminuire nulla.

Il lavoro sui pensieri disfunzionali individua le interpretazioni catastrofiche e le convinzioni rigide sulla salute, per sviluppare modalità più equilibrate di lettura dei segnali corporei.

La gestione dell’ansia e dello stress introduce strategie per ridurre l’attivazione emotiva e aumentare la capacità di tollerare le sensazioni fisiche senza esserne travolti.

La regolazione emotiva, cuore del lavoro psicodinamico, favorisce il riconoscimento e l’espressione delle emozioni, riducendo la necessità che sia il corpo a farsi carico di comunicare il disagio.

Il recupero del funzionamento quotidiano riporta gradualmente nella tua vita le attività che la paura o la preoccupazione avevano limitato.

La durata del percorso varia in base alla storia individuale, alla durata dei sintomi, al livello di sofferenza e alla presenza di eventuali difficoltà associate. Quando serve, mi coordino con il tuo medico curante: la collaborazione tra psicologo e medico è uno degli elementi che rende questi percorsi più efficaci.

Dove ricevo a Roma

Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.

Il corpo sta dicendo qualcosa: ascoltiamolo insieme

Convivere con sintomi che nessuno riesce a spiegare è sfiancante, e lo è ancora di più quando ti senti messo in dubbio.

Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.


FAQ (domande frequenti)

No. I sintomi sono reali e prodotti dal corpo. La psicoterapia non nega il sintomo: lavora sui fattori psicologici che contribuiscono a mantenerlo e ad amplificarlo.

No. Continui a seguire le indicazioni del tuo medico. Quello che lavoreremo insieme è il bisogno di accertamenti ripetuti che non portano sollievo duraturo.

Nell’ansia da malattia i sintomi fisici sono assenti o lievi e domina la paura di ammalarsi; nei disturbi da sintomi somatici i sintomi sono presenti e invalidanti. Le due condizioni possono anche coesistere. → Approfondisci la pagina dedicata all’Ipocondria e ansia da malattia

È un dubbio legittimo e non lo liquido. Il mio lavoro non sostituisce quello del medico e non esclude nulla: si affianca, occupandosi di ciò che la medicina da sola non può raggiungere.

Dicono di me...

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È da qualche mese che ho intrapreso il percorso con la dottoressa. Nonostante le difficoltà iniziali e la diffidenza da parte mia, ad oggi devo ricredermi, perché grazie alla dottoressa La Porta sento di essere riuscito a sbloccare dei tasselli che mi hanno permesso di affrontare problematiche che stavano oscurando la mia vita.

S. V.

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La Dr.ssa La Porta è sempre attenta alle esigenze del paziente e puntuale. Sin di dai primi colloqui è definita la cadenza degli incontri e la strutturazione degli stessi. Personalmente mi trovo molto bene a seguire il percorso di terapia con lei, sia nell'immediato che in prospettiva a più lungo termine. Consigliatissima.

S. C.

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Professionista preparatissima, grande ascoltatrice, restituisce con un elevatissimo livello di analisi e contributi efficaci adattati al paziente. Ampio spettro di attività. È una professionista la quale attività accompagna le piccole criticità quotidiane come i traumi complessi o invalidanti. Altissima professionalità.

S. P.

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Dopo circa 3-4 mesi di percorso posso dire di trovarmi davvero molto bene con la dottoressa La Porta. Fin dal primo incontro ho avuto l’impressione che avesse colto subito il punto e compreso ciò di cui avevo bisogno. È un’ottima professionista, attenta e preparata, con cui è facile sentirsi ascoltati. Mi sento assolutamente di consigliarla.

E. P.

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