Scarsa autostima: quando lo sguardo più severo su di te è il tuo

Se ricevi un complimento, pensi che l’altro stia esagerando o sia stato gentile. Se commetti un errore, quello sì che diventa la prova definitiva di quanto vali. E davanti a un’occasione importante, la voce che ti parla dentro non è mai dalla tua parte.

Chi ha una bassa autostima non è una persona che “si piace poco”. È una persona che si guarda attraverso una lente sistematicamente distorta — e che di solito non si accorge nemmeno che esiste un altro modo di guardarsi.

Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ricevo a Roma e online.

Che cos’è la scarsa autostima

La scarsa autostima non è un disturbo psicologico in sé, ma una condizione presente in moltissime situazioni di sofferenza emotiva. Riguarda il modo in cui una persona percepisce il proprio valore, le proprie capacità e la propria identità.

Chi ne soffre tende a giudicarsi con estrema severità, a sentirsi costantemente “non abbastanza” e a mettere in dubbio le proprie qualità anche quando le evidenze dimostrano il contrario. Questa modalità di percepirsi influenza profondamente le relazioni, il lavoro, lo studio e il benessere psicologico.

È importante distinguere l’autostima dalla sicurezza apparente. Ci sono persone molto capaci, brillanti, apprezzate, che vivono in un costante stato di allarme rispetto al proprio valore. Il funzionamento esterno non dice quasi nulla di come ci si sente dentro.

Come lo descriverei a un paziente

Avere una bassa autostima significa guardarsi attraverso uno sguardo molto critico. È come se ogni errore diventasse la prova di non valere abbastanza, mentre i successi vengono minimizzati, attribuiti alla fortuna o al fatto che “era facile”.

Molte persone arrivano in terapia pensando di avere un problema di autostima. Dietro quella sensazione, però, si nascondono quasi sempre esperienze di vita, relazioni o eventi che hanno contribuito a costruire un’immagine di sé fragile. L’autostima non nasce dal nulla: è il risultato di come siamo stati guardati.

L’obiettivo della terapia non è convincerti che sei migliore di quanto pensi, e nemmeno insegnarti a ripeterti frasi positive davanti allo specchio. È aiutarti a costruire una percezione di te più realistica, equilibrata e rispettosa — capace di includere i tuoi limiti senza che questi cancellino tutto il resto.

Perché si costruisce: cause e fattori

  • Esperienze infantili difficili. Critiche frequenti, confronti con fratelli o coetanei, richieste di prestazione elevate, affetto percepito come condizionato ai risultati, trascuratezza emotiva. Un bambino non conclude “i miei genitori sbagliano”: conclude “io non vado bene”.
  • Esperienze di rifiuto o di derisione, come il bullismo o le prese in giro sul corpo, che lasciano convinzioni molto resistenti nel tempo.
  • Disturbi dell’umore. Depressione e autostima si alimentano a vicenda: la depressione abbassa la percezione del proprio valore, e una bassa autostima aumenta la vulnerabilità depressiva.
  • Alcuni disturbi di personalità, in cui l’immagine di sé è instabile o fortemente dipendente dal giudizio altrui.
  • Stress cronico e fallimenti ripetuti, soprattutto in ambiti a cui si attribuisce un valore identitario.
  • Confronto costante con gli altri, oggi amplificato dai social network, dove il paragone avviene con versioni selezionate e idealizzate della vita altrui.

Come riconoscerla: sintomi e segnali

Sul piano cognitivo

  • Critica costante verso sé stessi, con un dialogo interno severo e spesso spietato.
  • Minimizzazione dei successi e dei riconoscimenti ricevuti.
  • Attribuzione dei risultati positivi alla fortuna o all’aiuto altrui.
  • Sensazione di essere un impostore, di poter essere “scoperti” da un momento all’altro.

Sul piano emotivo

  • Paura del giudizio e dell’esposizione.
  • Vergogna ricorrente.
  • Senso di inadeguatezza anche in situazioni ordinarie.
  • Ansia prima di prestazioni, colloqui, esami o incontri sociali.

Sul piano comportamentale

  • Perfezionismo, come tentativo di non lasciare spazio a critiche.
  • Evitamento delle sfide e delle occasioni in cui si potrebbe fallire.
  • Procrastinazione, spesso scambiata per pigrizia.
  • Difficoltà ad affermare i propri bisogni e a dire di no.
  • Tendenza a compiacere, ad accontentarsi, a non chiedere.

Sul piano relazionale

  • Bisogno costante di approvazione e di conferme.
  • Difficoltà ad accettare complimenti.
  • Scelta di relazioni in cui si occupa una posizione di subordinazione.
  • Gelosia e insicurezza nei rapporti affettivi.
  • Timore che, conoscendoti davvero, gli altri si allontanerebbero.

Tre equivoci frequenti sull’autostima

“Avere autostima significa piacersi sempre.” No. Significa poter riconoscere i propri limiti senza che questi cancellino il resto. Una persona con una buona autostima sa dire “questa cosa non mi riesce” senza concludere “quindi non valgo”.

“Serve solo pensare positivo.” Ripetersi frasi incoraggianti in cui non si crede produce, nella maggior parte dei casi, l’effetto opposto: rende ancora più evidente la distanza tra ciò che si dovrebbe sentire e ciò che si sente davvero.

“È questione di carattere.” L’autostima si costruisce nelle relazioni, a partire da come siamo stati guardati da chi si è preso cura di noi. Non è un tratto immutabile: è un apprendimento, e come tutti gli apprendimenti può essere rivisto.

Che cosa succede se non si interviene

Una bassa autostima che non viene affrontata tende a diventare una profezia che si autoavvera. Si evitano le occasioni per timore di fallire, e l’assenza di risultati conferma la convinzione di non valere. Si resta in relazioni insoddisfacenti perché “non si può pretendere di più”, e quelle relazioni confermano di non meritare altro.

Sul piano personale si consolidano insicurezza, insoddisfazione e rinuncia: progetti mai avviati, candidature mai inviate, parole mai dette.

Sul piano relazionale favorisce dipendenza affettiva, difficoltà a porre confini, isolamento e una costante sensazione di essere in debito.

Sul piano lavorativo porta a non valorizzare le proprie competenze, a non negoziare, a subire dinamiche che altri non accetterebbero.

Sul piano clinico, infine, aumenta la vulnerabilità ad ansia, depressione, disturbi alimentari e difficoltà relazionali. È uno dei fattori trasversali che più frequentemente si ritrova alla base di altre forme di sofferenza psicologica.

Come lavoro sulla scarsa autostima: il percorso terapeutico

Il percorso è orientato alla comprensione della tua storia personale, delle esperienze relazionali e dei vissuti emotivi che hanno contribuito alla costruzione dell’immagine che hai di te.

Posso già anticiparti una cosa: non ti dirò che devi solo “volerti più bene”. Sarebbe come chiedere a qualcuno di parlare una lingua che non gli è mai stata insegnata.

La fase iniziale ricostruisce il tuo dialogo interno: quale voce ti parla quando sbagli, con quali parole, e soprattutto a chi appartiene quella voce. Quasi sempre non è nata con te.

Il lavoro psicodinamico esplora le esperienze relazionali significative, i messaggi ricevuti durante la crescita e i vissuti emotivi che hanno costruito la tua immagine di te. Comprendere l’origine di una convinzione è ciò che le toglie il carattere di verità assoluta.

Il lavoro sul presente riguarda il riconoscimento realistico delle tue competenze, la capacità di accogliere i riconoscimenti senza svalutarli, la gestione del perfezionismo e l’esercizio progressivo dell’assertività: esprimere bisogni, porre limiti, dire di no.

Il recupero delle occasioni evitate è la parte finale e più concreta: riprendere, un passo alla volta, ciò a cui avevi rinunciato per timore di non essere all’altezza.

L’obiettivo è favorire una visione di te più integrata, realistica e stabile: un’autostima che non dipenda dall’ultimo risultato ottenuto né dall’ultimo giudizio ricevuto.

Autostima e adolescenza

L’adolescenza è la fase in cui l’immagine di sé si ridefinisce, ed è anche la più esposta: il confronto con i coetanei, le trasformazioni del corpo e la vita sui social rendono il giudizio altrui una presenza costante.

Un calo dell’autostima in questa fase è fisiologico. Diventa un segnale da non ignorare quando porta a ritiro sociale, rinuncia sistematica alle occasioni, autocritica severa o difficoltà scolastiche che non si spiegano con le reali capacità del ragazzo.

Dove ricevo a Roma

Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.

Lavoro con adolescenti, giovani adulti e adulti. In adolescenza, in particolare, un lavoro sull’autostima è spesso il modo più efficace per prevenire difficoltà più strutturate.

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Se stai leggendo questa pagina pensando “sì, ma nel mio caso è diverso, io davvero non valgo”, sappi che è esattamente ciò di cui ci occuperemo.

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FAQ (domande frequenti)

Sì. Non è un tratto fisso: è una costruzione, e ciò che si è costruito si può modificare. Richiede tempo, perché tocca convinzioni molto radicate.

Corsi e letture possono dare spunti utili, ma raramente incidono sulle radici del problema. Se la difficoltà è profonda e di lunga durata, un percorso psicologico lavora dove gli strumenti generici non arrivano.

È una delle situazioni più frequenti nel mio studio. L’autostima non si costruisce accumulando risultati: si costruisce cambiando il modo in cui quei risultati vengono letti.

Dipende dalla storia personale. I primi cambiamenti nel dialogo interno emergono spesso nei primi mesi; un assetto più stabile richiede più tempo.

Dicono di me...

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È da qualche mese che ho intrapreso il percorso con la dottoressa. Nonostante le difficoltà iniziali e la diffidenza da parte mia, ad oggi devo ricredermi, perché grazie alla dottoressa La Porta sento di essere riuscito a sbloccare dei tasselli che mi hanno permesso di affrontare problematiche che stavano oscurando la mia vita.

S. V.

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La Dr.ssa La Porta è sempre attenta alle esigenze del paziente e puntuale. Sin di dai primi colloqui è definita la cadenza degli incontri e la strutturazione degli stessi. Personalmente mi trovo molto bene a seguire il percorso di terapia con lei, sia nell'immediato che in prospettiva a più lungo termine. Consigliatissima.

S. C.

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Professionista preparatissima, grande ascoltatrice, restituisce con un elevatissimo livello di analisi e contributi efficaci adattati al paziente. Ampio spettro di attività. È una professionista la quale attività accompagna le piccole criticità quotidiane come i traumi complessi o invalidanti. Altissima professionalità.

S. P.

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Dopo circa 3-4 mesi di percorso posso dire di trovarmi davvero molto bene con la dottoressa La Porta. Fin dal primo incontro ho avuto l’impressione che avesse colto subito il punto e compreso ciò di cui avevo bisogno. È un’ottima professionista, attenta e preparata, con cui è facile sentirsi ascoltati. Mi sento assolutamente di consigliarla.

E. P.

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