Fame notturna (night eating syndrome): quando la notte si mangia per riuscire a dormire

La giornata finisce, la casa si svuota di impegni, e comincia. Prima uno spuntino, poi un altro. Oppure ci si sveglia nel cuore della notte e si sa già che non si tornerà a dormire finché non si sarà mangiato qualcosa.

Al mattino, la colazione non va giù. E arriva la promessa: stasera no. Fino a sera.

Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico, specializzata nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Che cos’è la Sindrome da Alimentazione Notturna

La Sindrome da Alimentazione Notturna, conosciuta anche come Night Eating Syndrome (NES), è una difficoltà legata al rapporto con il cibo caratterizzata dalla tendenza a consumare una parte significativa dell’alimentazione durante la sera o durante la notte.

Chi ne soffre può sperimentare episodi di alimentazione notturna accompagnati dalla sensazione di non riuscire a controllare il proprio comportamento alimentare, spesso associati a risvegli notturni, difficoltà nel sonno e al bisogno di mangiare per riuscire a rilassarsi o a riaddormentarsi.

Non si tratta semplicemente di avere fame la sera. Il cibo assume qui una funzione emotiva: diventa un modo per gestire tensione, stress, solitudine, ansia o altre emozioni difficili da affrontare — e la notte, quando le difese si abbassano e non ci sono distrazioni, è il momento in cui quelle emozioni si fanno sentire di più.

Dal punto di vista clinico la Sindrome da Alimentazione Notturna rientra nei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione e può avere un impatto significativo sul benessere psicologico, fisico e sulla qualità della vita.

Cause e fattori

Alterazioni della regolazione emotiva. Il cibo diventa uno strumento per calmare emozioni intense come ansia, tristezza, rabbia, senso di vuoto o solitudine. Mangiare durante la notte rappresenta un momento di conforto o di sollievo temporaneo, spesso l’unico della giornata che appartenga davvero a sé.

Stress cronico e sovraccarico psicologico. Periodi prolungati di tensione modificano il rapporto con fame, sazietà e sonno, aumentando la vulnerabilità verso comportamenti alimentari automatici.

Restrizione alimentare durante il giorno. Saltare pasti, seguire diete rigide o controllare eccessivamente l’alimentazione favorisce l’aumento della fame serale e notturna, oltre a creare un senso di privazione psicologica che chiede, prima o poi, di essere compensato.

Alterazioni del ritmo sonno-veglia. Difficoltà nell’addormentamento, risvegli frequenti o un ritmo sonno-alimentazione alterato favoriscono il consumo di cibo durante la notte.

Difficoltà emotive e vissuti personali. Insoddisfazione corporea, bassa autostima, senso di fallimento o difficoltà relazionali aumentano la probabilità di utilizzare il cibo come strategia di compensazione.

Come riconoscerla: sintomi e segnali

Segnali frequenti

  • Mangiare prevalentemente nelle ore serali o notturne, con episodi che interrompono il normale ritmo alimentare.
  • Risvegli notturni accompagnati dal bisogno di mangiare per riuscire a tornare a dormire.
  • Scarso appetito al mattino o difficoltà a consumare la prima colazione.
  • Consumo automatico di cibo, vissuto come difficile da controllare.
  • Senso di colpa o vergogna dopo aver mangiato durante la notte.
  • Preoccupazione per il proprio comportamento alimentare e disagio personale.
  • Sensazione che il cibo sia l’unico modo per rilassarsi o per gestire certe emozioni.

Manifestazioni emotive

  • Mangiare per noia, stress o solitudine più che per fame fisica.
  • Cercare alimenti particolarmente gratificanti, soprattutto dolci, carboidrati e cibi ricchi di grassi.
  • Nascondere il comportamento per vergogna o timore del giudizio.

Il ciclo che si ripete

Emozione difficile → bisogno di mangiare → sollievo momentaneo → senso di colpa → nuova difficoltà emotiva.

È un circolo chiuso, e come tutti i circoli si autoalimenta: il senso di colpa che segue l’episodio diventa esso stesso un’emozione da gestire, e la strategia disponibile è sempre la stessa. Per questo prometterti che “da stasera smetti” non funziona, e ogni fallimento aggiunge un giro al meccanismo.

Che cosa succede se non viene trattata

Sul piano fisico: aumento del peso corporeo o difficoltà nella sua gestione, alterazioni metaboliche, peggioramento della qualità del sonno e maggiore stanchezza durante il giorno. Il sonno frammentato, a sua volta, riduce le risorse per affrontare la giornata successiva e rende più probabile un nuovo episodio la sera seguente.

Sul piano psicologico: aumento del senso di colpa e della vergogna, peggioramento dell’autostima, maggiore ansia rispetto al cibo e una crescente percezione di perdita di controllo.

Sul piano personale e relazionale: difficoltà nella vita sociale per il timore di essere giudicati, isolamento e riduzione della qualità della vita quotidiana. Molte persone non ne parlano con nessuno, nemmeno con il partner che dorme nella stanza accanto.

Sul piano lavorativo: maggiore affaticamento, difficoltà di concentrazione, riduzione delle energie e della produttività.

Come lavoro sulla fame notturna: il percorso terapeutico

Il percorso viene costruito sulla tua storia personale e sulle caratteristiche specifiche del problema.

Durante il primo incontro conoscitivo non ti chiederò di portare un diario alimentare né di impegnarti a smettere: cominciamo da che cosa succede nelle tue serate.

La valutazione iniziale è dedicata alla comprensione del comportamento alimentare, del rapporto con il cibo, delle emozioni coinvolte e delle abitudini di sonno.

La comprensione dei meccanismi di mantenimento individua i momenti critici, i pensieri automatici e le emozioni che precedono gli episodi notturni. Spesso il vero punto di intervento non è la notte: è quello che accade nel pomeriggio.

La regolazione emotiva costruisce strategie alternative al cibo per gestire stress, ansia, noia e vissuti difficili, e per riconoscere in anticipo i segnali che precedono l’episodio.

La ristrutturazione del rapporto con l’alimentazione mira a un’alimentazione più regolare e flessibile durante la giornata, riducendo il ciclo restrizione-perdita di controllo. Quando indicato, collaboro con un dietista o un biologo nutrizionista.

Il lavoro sul sonno e sulle abitudini quotidiane interviene sui comportamenti che mantengono il problema, favorendo un ritmo più equilibrato tra alimentazione e riposo.

La durata del percorso varia in base alla storia individuale, alla frequenza degli episodi e alla presenza di altre difficoltà psicologiche associate.

Fame notturna, abbuffate serali o fame emotiva?

Sono espressioni che nel linguaggio comune si sovrappongono, ma che clinicamente indicano cose diverse — e distinguerle cambia il percorso.

Nella Sindrome da Alimentazione Notturna il tratto distintivo è la collocazione temporale: l’alimentazione si sposta in modo consistente verso la sera e la notte, con risvegli e con scarso appetito al mattino. Il sonno è quasi sempre coinvolto.

Nel disturbo da alimentazione incontrollata il tratto distintivo è la perdita di controllo durante episodi ben definiti, che possono avvenire in qualsiasi momento della giornata, con quantità di cibo oggettivamente elevate.

La fame emotiva, infine, non è un disturbo: è un fenomeno comune che tutti sperimentiamo. Diventa clinicamente rilevante quando è l’unica strategia disponibile per gestire ciò che si prova.

Non è compito tuo arrivare con la categoria giusta. È esattamente ciò che facciamo insieme nei primi colloqui.

→ Vedi anche Binge Eating e la pagina pilastro sui Disturbi dell’Alimentazione

Perché proprio di notte

Ci sono ragioni che ricorrono quasi sempre, e conoscerle aiuta a non leggere il comportamento come un difetto di carattere.

La sera cadono le distrazioni: finiscono gli impegni, si ferma il rumore della giornata, e ciò che è stato rimandato si fa sentire. Per molte persone la notte è anche l’unico spazio realmente proprio, dopo ore dedicate al lavoro e agli altri: mangiare diventa allora una forma di risarcimento.

A questo si aggiunge l’effetto della restrizione diurna, che rende il corpo e la mente più vulnerabili proprio quando le difese sono più basse.

Il ruolo della vergogna

C’è un aspetto che emerge quasi sempre nei primi colloqui: la fame notturna si consuma in segreto.

Si mangia al buio, in piedi, in silenzio, facendo attenzione a non svegliare nessuno. Si nascondono le confezioni. Al mattino, se qualcuno chiede, si minimizza. E questa segretezza, che serve a proteggersi dal giudizio, finisce per alimentare esattamente il vissuto da cui difende: la convinzione di avere qualcosa di vergognoso da nascondere.

Rompere il silenzio con una persona, anche una sola, è spesso il primo cambiamento concreto — e la seduta è il posto giusto per farlo, perché è l’unico in cui nessuno reagirà con stupore.

Dove ricevo a Roma

Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.

Richiedi un primo incontro conoscitivo

Se la sera è il momento più difficile della tua giornata, non è una questione di golosità: è qualcosa che chiede di essere ascoltato.

Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.


FAQ (domande frequenti)

Sono due cose diverse. Nella Sindrome da Alimentazione Notturna la persona è sveglia e consapevole di ciò che sta facendo, anche se si sente incapace di fermarsi. Esiste un disturbo distinto, legato al sonno, in cui invece la consapevolezza è assente: la distinzione si fa in sede di valutazione.

È una strategia che quasi tutti hanno già provato. Funziona raramente, perché non tocca il motivo per cui quel bisogno si presenta, e spesso aumenta la sensazione di privazione.

Non necessariamente. Molte persone arrivano soprattutto per il sonno, per la stanchezza o per il senso di colpa. L’obiettivo del percorso è il rapporto con il cibo e con le emozioni, non i chili.

A volte sì, soprattutto se il sonno è molto compromesso o se sono presenti altre condizioni. Te lo direi con chiarezza dopo i primi colloqui.

Dicono di me...

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È da qualche mese che ho intrapreso il percorso con la dottoressa. Nonostante le difficoltà iniziali e la diffidenza da parte mia, ad oggi devo ricredermi, perché grazie alla dottoressa La Porta sento di essere riuscito a sbloccare dei tasselli che mi hanno permesso di affrontare problematiche che stavano oscurando la mia vita.

S. V.

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La Dr.ssa La Porta è sempre attenta alle esigenze del paziente e puntuale. Sin di dai primi colloqui è definita la cadenza degli incontri e la strutturazione degli stessi. Personalmente mi trovo molto bene a seguire il percorso di terapia con lei, sia nell'immediato che in prospettiva a più lungo termine. Consigliatissima.

S. C.

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Professionista preparatissima, grande ascoltatrice, restituisce con un elevatissimo livello di analisi e contributi efficaci adattati al paziente. Ampio spettro di attività. È una professionista la quale attività accompagna le piccole criticità quotidiane come i traumi complessi o invalidanti. Altissima professionalità.

S. P.

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Dopo circa 3-4 mesi di percorso posso dire di trovarmi davvero molto bene con la dottoressa La Porta. Fin dal primo incontro ho avuto l’impressione che avesse colto subito il punto e compreso ciò di cui avevo bisogno. È un’ottima professionista, attenta e preparata, con cui è facile sentirsi ascoltati. Mi sento assolutamente di consigliarla.

E. P.

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