Stress post traumatico: quando il passato continua a ripresentarsi

È passato del tempo. Tutti si aspettano che ormai tu sia “tornato normale”. Ma il tuo corpo non ha ricevuto quella comunicazione: sobbalza per un rumore, si blocca davanti a un dettaglio qualsiasi, e certe notti ti riporta esattamente lì.

Se è così che ti senti, non sei rimasto indietro e non sei fragile. Il disturbo da stress post-traumatico non è un segno di debolezza: è il modo in cui mente e corpo cercano di adattarsi a un’esperienza che ha superato la normale capacità di elaborazione.

Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ricevo a Roma e online.

Che cos’è il Disturbo da Stress Post-Traumatico

Il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) è una condizione psicologica che può svilupparsi dopo l’esposizione a un evento traumatico particolarmente grave. Nel DSM-5-TR il trauma è definito come l’esperienza — diretta o indiretta — di situazioni che implicano morte, minaccia di morte, gravi lesioni o violenza sessuale.

Due precisazioni importanti.

La prima: non tutte le persone che vivono un evento traumatico sviluppano un PTSD. In molti casi le reazioni emotive intense dei primi giorni e delle prime settimane si riducono spontaneamente. Quando invece i sintomi persistono per oltre un mese e compromettono in modo significativo la vita quotidiana, può essere presente un Disturbo da Stress Post-Traumatico.

La seconda: il trauma può modificare profondamente il modo in cui una persona percepisce sé stessa, gli altri e il mondo, generando un costante senso di insicurezza e di pericolo anche quando il rischio reale è ormai terminato. È questo scarto tra realtà esterna e allarme interno a rendere il disturbo così difficile da spiegare a chi non l’ha vissuto.

Come lo descriverei a un paziente

Dopo aver vissuto un evento molto traumatico è normale sentirsi scossi, avere paura, ripensare spesso a ciò che è accaduto. Per alcune persone, però, il trauma sembra non appartenere al passato: continua a ripresentarsi attraverso ricordi improvvisi, incubi, reazioni emotive intensissime che arrivano senza preavviso.

Molti pazienti mi raccontano di sentirsi come se il proprio corpo fosse rimasto “bloccato” nel momento del trauma, e continuasse a reagire come se il pericolo fosse ancora presente. Per proteggersi iniziano a evitare luoghi, persone, discorsi e situazioni che ricordano quanto accaduto — e a ogni evitamento la vita si restringe un po’.

Attraverso un percorso psicologico è possibile dare un significato a quanto vissuto e recuperare gradualmente un senso di sicurezza. Non da domani mattina, ma si può.

Quali eventi possono causarlo

Nella mia esperienza clinica il PTSD può svilupparsi in seguito a eventi estremamente stressanti o traumatici. Alcune esperienze risultano particolarmente associate al disturbo:

  • Esperienze di guerra o di violenza, come combattimenti, torture, prigionia, attentati o persecuzioni.
  • Aggressioni fisiche o sessuali, rapine, maltrattamenti e violenza domestica.
  • Incidenti gravi: stradali, ferroviari, sul lavoro, o altre situazioni che hanno comportato un concreto rischio per la vita.
  • Disastri naturali: terremoti, alluvioni, incendi, altre calamità.
  • Esperienze di malattia grave o improvvisa, proprie o di persone care, soprattutto se accompagnate da una concreta minaccia di morte.

La probabilità di sviluppare il disturbo aumenta in presenza di precedenti esperienze traumatiche, di una rete di supporto sociale ridotta o di particolari vulnerabilità psicologiche.

Vale la pena aggiungere che anche chi assiste a un evento, chi lo apprende riguardo a una persona cara e chi è esposto ripetutamente a materiale traumatico per motivi professionali — soccorritori, forze dell’ordine, personale sanitario — può sviluppare un quadro post-traumatico.

Come riconoscere il PTSD: sintomi e segnali

I sintomi possono comparire subito dopo il trauma oppure manifestarsi anche a distanza di mesi o di anni. Si raggruppano in quattro aree.

Sintomi intrusivi

  • Ricordi involontari e ricorrenti dell’evento traumatico.
  • Incubi ripetuti legati al trauma.
  • Flashback, con la sensazione di rivivere quanto accaduto.
  • Forte disagio emotivo o intense reazioni fisiche di fronte a situazioni che lo ricordano.

Evitamento

  • Tendenza a evitare pensieri, emozioni o ricordi collegati all’evento.
  • Evitamento di luoghi, persone, conversazioni o attività che possono richiamarlo.
  • Progressiva limitazione della vita quotidiana per ridurre il rischio di rivivere quelle sensazioni.

Alterazioni dei pensieri e dell’umore

  • Difficoltà a ricordare alcuni aspetti dell’evento.
  • Visione negativa di sé, degli altri o del mondo.
  • Senso di colpa persistente o autosvalutazione — compreso il senso di colpa del sopravvissuto.
  • Perdita di interesse per le attività abituali.
  • Sensazione di distacco emotivo dagli altri.
  • Difficoltà a provare emozioni positive.

Alterazioni dell’attivazione e della reattività

  • Stato di costante allerta (ipervigilanza).
  • Facilità a sobbalzare o spaventarsi.
  • Irritabilità o scoppi di rabbia.
  • Difficoltà di concentrazione.
  • Disturbi del sonno.
  • In alcuni casi, comportamenti impulsivi o autodistruttivi.

Se sei un familiare

Chi ha vissuto un trauma spesso non racconta, per proteggersi e per proteggere. L’irritabilità improvvisa, il ritiro, l’insonnia, la difficoltà a stare in luoghi affollati o l’aumento del consumo di alcol non sono “caratteraccio”: sono spesso il linguaggio del trauma. Un colloquio può servire anche solo a capire come stargli vicino.

Che cosa succede se non viene trattato

Sul piano personale il PTSD mantiene un costante stato di paura, tensione e insicurezza, con difficoltà a vivere serenamente anche situazioni quotidiane. Molte persone riferiscono di sentirsi emotivamente bloccate, o di vivere come se il trauma fosse ancora in corso.

Sul piano relazionale emergono isolamento, difficoltà a fidarsi, incomprensioni nella coppia e nei rapporti familiari, tendenza a evitare il contatto sociale. Chi ama una persona con PTSD spesso si sente tenuto fuori, e non sa perché.

Sul piano lavorativo o scolastico pesano le difficoltà di concentrazione, l’ipervigilanza, la stanchezza cronica e l’evitamento di determinate situazioni.

Nel tempo possono svilupparsi ansia, depressione, attacchi di panico, abuso di sostanze o altre modalità disfunzionali di gestione della sofferenza — spesso tentativi di far tacere qualcosa che non trova altre vie.

Il trauma non guarisce “con il tempo” da solo quando si è strutturato. Ma è una delle aree in cui il lavoro psicologico produce cambiamenti profondi e duraturi.

Come lavoro sullo stress post-traumatico: il percorso terapeutico

Nel percorso terapeutico considero fondamentale creare innanzitutto uno spazio sicuro, nel quale tu possa sentirti accolto e rispettato nei tuoi tempi. Dopo un trauma è essenziale non sentirsi costretti a rivivere quanto accaduto: la fiducia e la stabilità vengono prima di tutto il resto.

Durante il primo incontro conoscitivo non ti chiederò di raccontarmi il trauma. Puoi parlarmi di come stai oggi, di che cosa ti limita, di che cosa vorresti recuperare. Il resto arriverà quando sarai pronto, se e come vorrai.

La fase iniziale riguarda la stabilizzazione: lavoriamo sulla gestione dell’ipervigilanza, del sonno, delle reazioni improvvise, e costruiamo insieme strumenti concreti per i momenti difficili. Solo su queste basi ha senso avvicinarsi al ricordo.

Il lavoro psicodinamico parte dalla comprensione della tua storia personale, dell’evento e del modo in cui questo continua a influenzare il presente. Permette di elaborare il significato dell’esperienza traumatica, riconoscere le emozioni rimaste bloccate e comprendere come il trauma continui a manifestarsi nelle relazioni, nei pensieri e nel corpo.

In parallelo lavoriamo per ridurre l’ipervigilanza, favorire una migliore regolazione emotiva e recuperare gradualmente un senso di sicurezza, continuità e fiducia nelle tue risorse — incluso il ritorno progressivo alle situazioni che oggi eviti.

L’obiettivo della terapia non è cancellare il ricordo del trauma, perché non è possibile e non sarebbe nemmeno giusto. È fare in modo che diventi parte della tua storia senza continuare a dettare legge sul tuo presente.

Dove ricevo a Roma

Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.

Quando ti sentirai pronto, ci sono

Non devi arrivare preparato e non devi aver già capito tutto. Devi solo trovare un posto dove non ti verrà chiesto di essere forte.

Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.


FAQ (domande frequenti)

No, e non al primo incontro. Il racconto del trauma non è il punto di partenza della terapia: è una tappa a cui si arriva solo quando ci sono le condizioni di sicurezza per farlo.

No. Lavoro spesso con traumi lontani nel tempo, a volte risalenti all’infanzia. Il trauma non ha scadenza, e nemmeno la possibilità di elaborarlo.

Il criterio non è la gravità oggettiva dell’evento, ma l’effetto che ha avuto su di te. Se continua a condizionarti, merita attenzione.

È un timore comprensibile e molto comune. Per questo procediamo per gradi, con la tua regia: nel mio studio non esiste alcun obbligo di raccontare.

A volte sì, soprattutto quando insonnia, incubi o ansia sono molto intensi. In quel caso collaboro con colleghi di fiducia e la decisione resta comunque tua.

Dicono di me...

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È da qualche mese che ho intrapreso il percorso con la dottoressa. Nonostante le difficoltà iniziali e la diffidenza da parte mia, ad oggi devo ricredermi, perché grazie alla dottoressa La Porta sento di essere riuscito a sbloccare dei tasselli che mi hanno permesso di affrontare problematiche che stavano oscurando la mia vita.

S. V.

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La Dr.ssa La Porta è sempre attenta alle esigenze del paziente e puntuale. Sin di dai primi colloqui è definita la cadenza degli incontri e la strutturazione degli stessi. Personalmente mi trovo molto bene a seguire il percorso di terapia con lei, sia nell'immediato che in prospettiva a più lungo termine. Consigliatissima.

S. C.

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Professionista preparatissima, grande ascoltatrice, restituisce con un elevatissimo livello di analisi e contributi efficaci adattati al paziente. Ampio spettro di attività. È una professionista la quale attività accompagna le piccole criticità quotidiane come i traumi complessi o invalidanti. Altissima professionalità.

S. P.

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Dopo circa 3-4 mesi di percorso posso dire di trovarmi davvero molto bene con la dottoressa La Porta. Fin dal primo incontro ho avuto l’impressione che avesse colto subito il punto e compreso ciò di cui avevo bisogno. È un’ottima professionista, attenta e preparata, con cui è facile sentirsi ascoltati. Mi sento assolutamente di consigliarla.

E. P.

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