Problemi relazionali: quando i rapporti diventano fonte di sofferenza

Ci sono rapporti che nutrono e rapporti che consumano. E poi c’è quella sensazione, difficile da ammettere, di ritrovarsi sempre nello stesso punto: le stesse discussioni, le stesse paure, lo stesso finale — anche cambiando persone.

Se ti è capitato di pensare “ma perché mi succede sempre la stessa cosa?”, questa pagina è per te.

Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico. Ricevo a Roma e online, e lavoro con individui, coppie e famiglie.

Che cosa sono i problemi relazionali

Le relazioni rappresentano uno degli aspetti più importanti della nostra vita. Attraverso i rapporti con il partner, la famiglia, gli amici o i colleghi costruiamo il nostro senso di appartenenza, di sicurezza e di identità.

Quando una relazione diventa fonte costante di tensione, incomprensioni o sofferenza, può influire profondamente sul benessere psicologico. I problemi relazionali non costituiscono necessariamente un disturbo mentale, ma possono richiedere un supporto psicologico quando compromettono la qualità della vita o alimentano un disagio emotivo persistente.

Spesso le difficoltà relazionali non dipendono soltanto da ciò che accade nel presente: riflettono modalità di funzionamento, aspettative e vissuti emotivi che si sono costruiti nel corso della nostra storia personale, molto prima che incontrassimo le persone con cui oggi litighiamo.

Come lo descriverei a un paziente

Quando una relazione ci fa soffrire, è facile pensare che il problema sia esclusivamente l’altra persona. In realtà ogni relazione nasce dall’incontro tra due storie, due modi di comunicare, due bisogni e due modi diversi di vivere le emozioni.

Capita spesso di ritrovarsi a ripetere sempre gli stessi schemi: difficoltà a fidarsi, paura dell’abbandono, bisogno costante di conferme, timore del giudizio, incapacità di esprimere ciò che si prova.

Il percorso psicologico permette di comprendere queste dinamiche, riconoscere il proprio modo di stare nelle relazioni e costruire rapporti più autentici, equilibrati e soddisfacenti. Non per diventare “più bravi” in amore o in famiglia, ma per smettere di ripetere copioni che non abbiamo scelto.

Perché nascono: cause e fattori

Nella mia esperienza clinica le difficoltà relazionali derivano dall’interazione di diversi fattori. Tra quelli che osservo più frequentemente:

  • Esperienze relazionali precoci, che influenzano il modo in cui oggi viviamo la fiducia, la vicinanza emotiva e la paura dell’abbandono. I primi legami sono il modello su cui costruiamo tutti gli altri.
  • Un vissuto di attaccamento ansioso o irrisolto con le figure primarie di riferimento.
  • Difficoltà nella comunicazione, con la tendenza a evitare il confronto oppure a reagire in modo impulsivo o aggressivo.
  • Bassa autostima e insicurezza personale, che possono favorire dipendenza affettiva, paura del rifiuto o bisogno continuo di approvazione.
  • Difficoltà nella regolazione delle emozioni — soprattutto rabbia, frustrazione e ansia — che alimentano incomprensioni e conflitti.
  • Esperienze traumatiche o relazioni dolorose del passato, che rendono difficile fidarsi degli altri e costruire legami stabili.

Come riconoscerli: sintomi e segnali

Sul piano relazionale

  • Conflitti frequenti con il partner, i familiari o gli amici.
  • Difficoltà a fidarsi degli altri.
  • Paura dell’abbandono o del rifiuto.
  • Relazioni instabili, fatte di continui allontanamenti e riavvicinamenti.
  • Sensazione persistente di non sentirsi compresi.

Sul piano emotivo

  • Rabbia, tristezza o frustrazione ricorrenti.
  • Ansia nelle relazioni importanti.
  • Gelosia intensa.
  • Senso di solitudine anche in presenza degli altri.
  • Difficoltà a esprimere i propri bisogni.

Sul piano cognitivo

  • Pensieri ricorrenti di autosvalutazione.
  • Tendenza a interpretare i comportamenti degli altri come rifiuto o critica.
  • Difficoltà a comprendere il punto di vista dell’altro.
  • Rimuginio prolungato dopo discussioni e incomprensioni.

Sul piano comportamentale

  • Evitamento delle relazioni intime.
  • Dipendenza affettiva.
  • Chiusura emotiva.
  • Ricerca continua di rassicurazioni.
  • Difficoltà a mantenere relazioni stabili e soddisfacenti.

Gli schemi che si ripetono

Nel lavoro clinico incontro spesso alcuni copioni ricorrenti. Chi si avvicina molto e poi scappa appena la relazione diventa seria. Chi sceglie sistematicamente partner indisponibili. Chi si annulla per non perdere l’altro e poi si scopre pieno di rancore. Chi trasforma ogni differenza in una battaglia da vincere.

Riconoscere il proprio schema non serve a colpevolizzarsi: serve a capire che non è destino, e che si può modificare.

In quali contesti intervengo

Le difficoltà relazionali cambiano volto a seconda del contesto in cui si manifestano, e ognuno richiede attenzioni diverse.

Nella coppia: conflitti ricorrenti, gelosia, crisi dopo la convivenza o la nascita di un figlio, tradimenti, calo del desiderio, separazioni in corso o già avvenute, dipendenza affettiva.

In famiglia: rapporti difficili tra genitori e figli adolescenti, conflitti con i genitori anziani, ruoli familiari rigidi, fratelli in contrasto, famiglie ricomposte che faticano a trovare un equilibrio.

Nelle amicizie e nella vita sociale: difficoltà a costruire legami, isolamento, timore del giudizio, sensazione di essere sempre quello che dà più di quanto riceve.

Sul lavoro: tensioni con colleghi o superiori, difficoltà a dire di no, conflitti mal gestiti, vissuti di esclusione.

Nel rapporto con se stessi: perché il modo in cui trattiamo gli altri e ci aspettiamo di essere trattati parte quasi sempre da lì.

Che cosa succede se non vengono affrontati

Quando le difficoltà relazionali persistono nel tempo, incidono profondamente sul benessere psicologico e sulla qualità della vita.

Sul piano personale aumentano ansia, senso di solitudine, bassa autostima e insoddisfazione, con la sensazione avvilente di ripetere sempre gli stessi errori.

Sul piano affettivo e familiare possono favorire conflitti cronici, distanza emotiva, separazioni dolorose o relazioni caratterizzate da dipendenza, controllo e incomunicabilità.

Sul piano lavorativo emergono difficoltà nella collaborazione, tensioni con colleghi o superiori e una maggiore vulnerabilità allo stress.

Nel tempo, queste difficoltà possono contribuire allo sviluppo o al mantenimento di disturbi d’ansia, depressione e altre forme di sofferenza psicologica.

Una precisazione necessaria: se in una relazione sono presenti violenza fisica, psicologica o economica, non si tratta di una difficoltà relazionale da riequilibrare. È una situazione che richiede tutela e supporto specifici, e in quel caso il primo passo è la sicurezza. In quel caso il primo passo è rivolgersi ai servizi antiviolenza del territorio o alle forze dell’ordine.

Come lavoro sui problemi relazionali: il percorso terapeutico

Nel percorso terapeutico considero fondamentale comprendere il modo in cui costruisci e vivi le tue relazioni, esplorando la storia personale, le esperienze affettive più significative e i modelli relazionali che si sono consolidati nel tempo.

Nel primo incontro conoscitivo puoi venire da solo anche se il problema riguarda una relazione: molto spesso è il modo migliore per cominciare.

La fase di valutazione ricostruisce la mappa delle tue relazioni attuali e passate, i momenti in cui le difficoltà si ripetono e le emozioni che le accompagnano.

Il lavoro psicodinamico ci porta a riconoscere i bisogni emotivi profondi, le aspettative inconsapevoli, le paure e i meccanismi di difesa che influenzano il tuo modo di stare in relazione con gli altri. È qui che gli schemi ripetitivi iniziano a perdere il loro automatismo.

Il lavoro sulla comunicazione e sulle emozioni aumenta la consapevolezza delle tue modalità comunicative, della gestione della rabbia e della frustrazione, e dei comportamenti che tendono a ripetersi.

Il percorso di coppia o familiare, quando indicato, può affiancare o sostituire quello individuale. Ne parliamo insieme dopo i primi colloqui: non è sempre la scelta migliore, e non è mai una decisione che prendo al posto tuo.

L’obiettivo non è cambiare gli altri — non è nelle nostre possibilità e nemmeno nei nostri diritti. È comprendere il tuo modo di entrare in relazione, sviluppando maggiore libertà, equilibrio e benessere nei rapporti affettivi, familiari e sociali.

Quando è il momento di chiedere aiuto

Non serve essere in crisi aperta. Un buon indicatore è la ripetizione: se la stessa difficoltà si ripresenta con persone diverse, o se lo stesso conflitto torna identico da anni con la stessa persona, quella ripetizione sta dicendo qualcosa che da soli è difficile vedere.

Un altro indicatore è il costo in termini di emotività e di energie: quanto tempo ed energie ti stanno chiedendo oggi le tue relazioni, e quanto ne resta per tutto il resto.

Dove ricevo a Roma

Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet.

Le relazioni si possono imparare di nuovo

Non sei condannato a ripetere. Gli schemi relazionali si sono costruiti, e ciò che si è costruito si può comprendere e modificare.

Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.


FAQ (domande frequenti)

Sì, moltissimo. Una relazione è un sistema: quando una delle due parti cambia il proprio modo di stare dentro la dinamica, anche la dinamica si muove. E in ogni caso, il lavoro su di te resta tuo.

Sì, lavoro con individui, coppie e famiglie. Dopo i primi colloqui valutiamo insieme quale sia il setting più adatto alla vostra situazione.

Un indizio utile: nell’amore la relazione aggiunge qualcosa alla tua vita; nella dipendenza affettiva la relazione diventa la tua vita, e perderla sembra equivalere a scomparire. È una delle domande su cui si lavora meglio in terapia.

Sì. Le difficoltà relazionali in ambito lavorativo seguono spesso gli stessi schemi di quelle affettive, e si affrontano allo stesso modo.

Dicono di me...

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È da qualche mese che ho intrapreso il percorso con la dottoressa. Nonostante le difficoltà iniziali e la diffidenza da parte mia, ad oggi devo ricredermi, perché grazie alla dottoressa La Porta sento di essere riuscito a sbloccare dei tasselli che mi hanno permesso di affrontare problematiche che stavano oscurando la mia vita.

S. V.

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La Dr.ssa La Porta è sempre attenta alle esigenze del paziente e puntuale. Sin di dai primi colloqui è definita la cadenza degli incontri e la strutturazione degli stessi. Personalmente mi trovo molto bene a seguire il percorso di terapia con lei, sia nell'immediato che in prospettiva a più lungo termine. Consigliatissima.

S. C.

5
Professionista preparatissima, grande ascoltatrice, restituisce con un elevatissimo livello di analisi e contributi efficaci adattati al paziente. Ampio spettro di attività. È una professionista la quale attività accompagna le piccole criticità quotidiane come i traumi complessi o invalidanti. Altissima professionalità.

S. P.

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Dopo circa 3-4 mesi di percorso posso dire di trovarmi davvero molto bene con la dottoressa La Porta. Fin dal primo incontro ho avuto l’impressione che avesse colto subito il punto e compreso ciò di cui avevo bisogno. È un’ottima professionista, attenta e preparata, con cui è facile sentirsi ascoltati. Mi sento assolutamente di consigliarla.

E. P.

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