Drunkoressia: quando si salta il pasto per poter bere

È un comportamento che spesso non viene percepito come un problema, perché si maschera dentro qualcosa di socialmente accettato: uscire, stare con gli amici, non appesantirsi prima di una serata.

Ma se prima di uscire salti la cena per “risparmiare” sulle calorie che berrai, se il conto tra ciò che mangi e ciò che bevi è un calcolo che fai regolarmente, allora c’è qualcosa che vale la pena guardare più da vicino.

Sono la dott.ssa Daniela La Porta, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico, specializzata nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Che cos’è la drunkoressia

La drunkoressia è un comportamento alimentare disfunzionale caratterizzato dalla riduzione o dall’eliminazione dei pasti con l’obiettivo di “risparmiare” calorie da compensare attraverso il consumo di alcol.

La persona può evitare di mangiare prima di un evento sociale, di una serata o di un’uscita, con l’idea di poter bere senza aumentare di peso. In alcuni casi l’alcol viene utilizzato anche come strumento per ridurre l’ansia, sentirsi più sicuri nelle situazioni sociali o gestire emozioni difficili.

Questo crea un rapporto problematico sia con il cibo sia con l’alcol: il controllo rigido dell’alimentazione si alterna a episodi di consumo eccessivo, perdita di controllo e conseguenze fisiche ed emotive.

La drunkoressia può associarsi a difficoltà nella percezione del proprio corpo, a una forte preoccupazione per il peso e, in alcuni casi, a caratteristiche presenti nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione o nei comportamenti di abuso di sostanze. Non è una diagnosi autonoma nel DSM-5-TR, ma è una condizione descritta nella letteratura clinica che incontro con una certa frequenza, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti.

Perché è particolarmente rischiosa

Bere a stomaco vuoto modifica in modo sostanziale gli effetti dell’alcol: l’assorbimento è più rapido, l’effetto arriva prima ed è più intenso, e la capacità di valutare quanto si sta bevendo si riduce drasticamente.

A questo si aggiunge un aspetto che sottolineo sempre con i ragazzi e con i genitori: la condizione espone a un rischio doppio, perché somma le conseguenze della restrizione alimentare a quelle del consumo eccessivo di alcol, spesso in contesti — la notte, gli spostamenti, i gruppi numerosi — in cui la lucidità conta molto.

Cause e fattori

  • Fattori psicologici: bassa autostima, bisogno di controllo sul proprio corpo, perfezionismo e difficoltà nella gestione delle emozioni favoriscono strategie rigide legate al cibo e all’alcol. L’alcol, a sua volta, viene vissuto come un modo per ridurre ansia sociale, insicurezza o disagio emotivo.
  • Preoccupazione per il peso e immagine corporea negativa: la paura di ingrassare porta a restringere l’alimentazione o a saltare pasti per compensare le calorie delle bevande.
  • Meccanismi di ricompensa: sia il cibo sia l’alcol offrono un sollievo immediato da emozioni spiacevoli, rinforzando nel tempo un comportamento difficile da interrompere.
  • Pressione sociale e culturale: la valorizzazione della magrezza, il confronto sui social e la normalizzazione del consumo elevato di alcol in certi contesti sociali contribuiscono in modo significativo.
  • Difficoltà nella regolazione emotiva: bere diventa una strategia per affrontare stress, solitudine, disagio relazionale o difficoltà personali.

Come riconoscerla: sintomi e segnali

Restrizione alimentare e comportamenti compensatori

  • Saltare pasti o digiunare prima di eventi sociali e uscite.
  • Controllo rigido delle calorie, con monitoraggio di quelle introdotte attraverso le bevande.
  • Aumento dell’attività fisica o ulteriore riduzione dell’alimentazione per compensare il consumo di alcol.

Consumo problematico di alcol

  • Bere a stomaco vuoto per ottenere più rapidamente l’effetto desiderato.
  • Utilizzare le bevande alcoliche come sostituto del cibo.
  • Difficoltà a limitare la quantità di alcol una volta iniziato a bere.
  • Episodi di consumo elevato concentrati in un tempo breve, tipicamente nei contesti sociali e della vita notturna.

Segnali psicologici e fisici

  • Preoccupazione intensa per il peso e la forma corporea, con insoddisfazione e bisogno di controllo rigido sull’alimentazione.
  • Senso di colpa e vergogna dopo aver mangiato o bevuto.
  • Conseguenze fisiche del consumo eccessivo: nausea, disidratazione, stanchezza, alterazioni dell’umore e difficoltà di concentrazione.
  • Isolamento sociale, con evitamento delle situazioni in cui è presente il cibo per timore di perdere il controllo o di essere giudicati.

Che cosa possono notare i genitori

Cene saltate sistematicamente prima di uscire, un’attenzione crescente al peso unita a un rapporto disinvolto con l’alcol, rientri in condizioni difficili da giustificare, stanchezza il giorno dopo, irritabilità, calo del rendimento scolastico. Sono segnali che, presi singolarmente, possono sembrare parte della normale vita adolescenziale, e proprio per questo passano spesso inosservati quando compaiono insieme.

Che cosa succede se non viene affrontata

  • Aspetti fisici: carenze nutrizionali, alterazioni del metabolismo, indebolimento dell’organismo e conseguenze legate al consumo eccessivo di alcol.
  • Aspetti psicologici: aumento dell’ansia, peggioramento dell’autostima, senso di colpa, vergogna e crescente difficoltà nella gestione delle emozioni.
  • Aspetti relazionali: difficoltà nei rapporti personali, isolamento e perdita di spontaneità nella vita sociale.
  • Aspetti lavorativi e quotidiani: stanchezza, difficoltà di concentrazione, riduzione delle energie e peggioramento della qualità della vita.
  • Rischio di cronicizzazione: il ciclo restrizione → consumo di alcol → senso di colpa → ulteriore controllo alimentare tende a rinforzarsi e a diventare sempre più difficile da interrompere.

C’è inoltre la possibilità che il comportamento evolva, nel tempo, verso un disturbo alimentare strutturato o verso un rapporto problematico con l’alcol più stabile: due direzioni che è molto più semplice prevenire che curare.

Come lavoro sulla drunkoressia: il percorso terapeutico

Il percorso parte dalla comprensione della tua storia personale e del rapporto che hai costruito con il cibo, con il corpo e con l’alcol.

Il primo incontro conoscitivo è gratuito, e non sarà un interrogatorio né una lezione. Il mio obiettivo non è farti sentire in colpa per come vivi le tue serate, ma capire che cosa stanno rendendo possibile.

La valutazione iniziale analizza le abitudini alimentari, il consumo di alcol, le emozioni associate e i comportamenti di controllo.

La comprensione dei meccanismi individua i pensieri, le paure e le situazioni che mantengono il comportamento.

Il lavoro sull’immagine corporea riduce il peso del giudizio estetico e costruisce una percezione più equilibrata del proprio corpo.

La regolazione emotiva sviluppa strategie alternative all’uso del cibo o dell’alcol per gestire ansia, stress e disagio, con un’attenzione particolare all’ansia sociale, che in questi quadri è spesso il vero motore.

La costruzione di un rapporto più sano con l’alimentazione lavora sulla regolarità dei pasti e sulla riduzione dei comportamenti compensatori.

La gestione del consumo di alcol aumenta la consapevolezza della funzione che l’alcol svolge nella tua vita e sviluppa modalità più funzionali di affrontare le situazioni in cui, finora, era indispensabile.

Quando la situazione lo richiede, il percorso viene integrato con una valutazione medica o con il coinvolgimento di servizi specialistici, sempre concordato con te.

Perché se ne parla poco

La drunkoressia occupa una zona grigia tra due ambiti che di solito vengono trattati separatamente: i disturbi alimentari da una parte, il consumo di alcol dall’altra.

Il risultato è che chi la vive raramente si riconosce nell’una o nell’altra categoria. “Non ho un disturbo alimentare, mangio normalmente”, si dice — tralasciando le sere in cui non si mangia affatto. “Non ho un problema con l’alcol, bevo solo il fine settimana come tutti” — tralasciando che si beve a stomaco vuoto e che la quantità sfugge di mano.

Questa doppia non-appartenenza ritarda la richiesta di aiuto, spesso di anni. Ed è un peccato, perché si tratta di una condizione su cui si interviene bene, soprattutto quando il comportamento non è ancora strutturato.

Dove ricevo a Roma

Ricevo nel mio studio a Roma viale Marx 112 e online via WhatsApp o Google Meet. Lavoro con adolescenti, giovani adulti e adulti, e ricevo genitori per consulenze dedicate.

Richiedi un primo incontro conoscitivo

Se quel calcolo tra ciò che mangi e ciò che bevi è diventato un’abitudine, parlarne con qualcuno è il modo più semplice per capire quanto pesa davvero.

Compila il modulo di contatto qui sotto: ti risponderò personalmente per fissare insieme un primo incontro conoscitivo.


FAQ (domande frequenti)

La diffusione di un comportamento non ne riduce i rischi. Il criterio non è quanto è comune, ma se è sistematico e se nasce da una preoccupazione per il peso.

Può essere. La valutazione serve proprio a distinguere i due piani e a capire quale dei due pesa di più nel tuo caso.

Senza accuse e senza ultimatum, che tendono a chiudere la comunicazione. Puoi chiedere tu un primo colloquio per prepararti a quella conversazione.

Non è una diagnosi autonoma, ma è un comportamento ben descritto in letteratura e clinicamente rilevante, che merita attenzione a prescindere dall’etichetta.

Dicono di me...

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È da qualche mese che ho intrapreso il percorso con la dottoressa. Nonostante le difficoltà iniziali e la diffidenza da parte mia, ad oggi devo ricredermi, perché grazie alla dottoressa La Porta sento di essere riuscito a sbloccare dei tasselli che mi hanno permesso di affrontare problematiche che stavano oscurando la mia vita.

S. V.

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La Dr.ssa La Porta è sempre attenta alle esigenze del paziente e puntuale. Sin di dai primi colloqui è definita la cadenza degli incontri e la strutturazione degli stessi. Personalmente mi trovo molto bene a seguire il percorso di terapia con lei, sia nell'immediato che in prospettiva a più lungo termine. Consigliatissima.

S. C.

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Professionista preparatissima, grande ascoltatrice, restituisce con un elevatissimo livello di analisi e contributi efficaci adattati al paziente. Ampio spettro di attività. È una professionista la quale attività accompagna le piccole criticità quotidiane come i traumi complessi o invalidanti. Altissima professionalità.

S. P.

5
Dopo circa 3-4 mesi di percorso posso dire di trovarmi davvero molto bene con la dottoressa La Porta. Fin dal primo incontro ho avuto l’impressione che avesse colto subito il punto e compreso ciò di cui avevo bisogno. È un’ottima professionista, attenta e preparata, con cui è facile sentirsi ascoltati. Mi sento assolutamente di consigliarla.

E. P.

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